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Don’t look up: storytelling e comunicazione efficace in pubblico

Il mastodontico film “targato-Netflix” (costo 75 milioni di dollari) è stato indubbiamente uno tra i più visti nell’ultimo periodo natalizio e ha avuto una vasta eco attraverso la proliferazione di recensioni sia dei critici che di semplici spettatori e amanti del cinema ((Trovi una sintesi dei commenti dei critici internazionali e italiani nell’articolo Su “Don’t look up” ci sono opinioni molto nette, ilpost.it, 29 dicembre 2021. Riguardo le posizioni della critica (es. in Italia), tuttavia, ci sono alcune recensioni che vanno in contro-tendenza, tra le quali anche quella contenuta nell’articolo di Francesco Prisco, «Don’t look up», 5 motivi per cui è il miglior film dell’anno (e della pandemia), apparso su ilsole24ore.it il 27 dicembre 2021.)).

C’è chi ha visto nel film analogie con la comunicazione (sui media e nei social) che sta caratterizzando l’era del Covid, chi invece lo ha interpretato come il segno del cambiamento di stile di comunicazione (in termini di superficialità, immediatezza e conflittualità) che i social network hanno portato nella rappresentazione (a volte anche distorta) della nostra realtà. Tanto che Giulio Zoppello, su esquire.com l’ha definito “un’analisi dello storytelling moderno” ((Ma perchè tutti straparlano di Don’t look up?, esquire.com, 30 dicembre 2021.)) o Francesco Prisco su ilsole24ore.it ha sottolineato che il film è “la cosa che meglio ci spiega i meccanismi (sociali, psicologici, politici e mediatici) che, nel Terzo millennio, entrano in gioco quando l‘umanità si confronta con unemergenza” (vedi nota 2). Trovo che tali definizioni si addicano bene alle vicende narrate dal film, ma soprattutto alla loro rappresentazione.

Per questi motivi, ritengo che il film (che ha uno stile di commedia surreale e grottesca e una trama da disaster-movie), possa essere molto interessante per chi si occupa di formazione. In particolare, per quanto mi riguarda, da persona appassionata di tecniche di presentazione e comunicazione in pubblico, ho invece cercato di focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti che riguardano specificamente gli argomenti di cui mi occupo da tempo. Evidenziando, in particolare, due prospettive principali:

  • In termini macro, secondo una logica che definirei più ampia, di storytelling, il tema principale il racconto della fine del mondo ai tempi del social, in modo che risulti credibile agli occhi dei politici, affidabile rispetto all’opinione pubblica e il tutto senza seminare il panico tra le persone.

  • In termini micro, il tema più specifico è identificare alcune scene che possono risultare utili in aula per la formazione per l’apprendimento delle tecniche di comunicazione efficace in pubblico.

Prima prospettiva: storytelling

Il tema riportato secondo la prospettiva macro è il “dilemma” che vivono i due scienziati, l’astronomo Randall Mindy, stralunato e titubante “antieroe” con la barbetta alla Lincoln, alle prese con le sue mille ansie (interpretato da Leonardo Di Caprio) e la dottoranda Kate Dibiasky (interpretata da Jennifer Lawrence), l’“idealista e battagliera” dottoranda in astronomia, con piercing al naso e maglioni alla Bridget Jones che ha il merito di scoprire la cometa che potrebbe spazzare via il pianeta Terra dal sistema solare.

Questa prima prospettiva in realtà fa pensare alle rappresentazioni di altre situazioni e fenomeni che stiamo vivendo in quest’ultimo periodo, come l’emergenza ambientale o l’emergenza-Covid, in cui vediamo stili di comunicazione contrapposti e confronti (per non dire veri e propri scontri verbali, con critiche e accuse anche feroci) tra le diverse posizioni (se non proprio vere e proprie fazioni). Con i media, i politici e i social presi in un vortice che si autoalimenta.

Lo stesso vortice in cui, nel film, si ritrovano coinvolti Randall Mindy e Laura Dibiasky. I due protagonisti, all’inizio, ancora increduli della scoperta pensano che sia sufficiente annunciare la prossima fine del mondo per scuotere le coscienze di tutti (dai politici ai giornalisti, dagli uomini di scienza al cittadino comune), salvo scoprire che in realtà entrano in un “gioco” più grande di loro e di cui sanno poco o nulla. Un gioco in cui, spesso, si fa fatica a trovare una logica, soprattutto alla luce di quello che dovrebbe essere l’obiettivo comune, ossia scongiurare la fine del mondo.

Seconda prospettiva: scene utili per la comunicazione efficace in pubblico

Secondo questa prospettiva, trovo davvero interessanti tre scene del film che mettono in evidenza stili e modalità di comunicazione dei principali protagonisti che possono esserci utili per riflettere sulle nostre competenze legate al public speaking.

La prima scena utile riguarda l’incontro tra Randall Mindy e Kate Dibiasky nello studio ovale, con la Presidente Janie Orlean ((Aldo Cazzullo, su corriere.it, l’ha definita “una sorta di Donald Trump donna. Viene dal business e dallo spettacolo. E’ di una superficialità disastrosa, però ha il polso del pubblico, possiede il senso del Paese”, Don’t look up, ecco perchè è il film dell’anno, 2 gennaio 2022.)) (interpretata daMeryl Streep) e il suo staff. Incontro in cui i due scienziati annunciano la scoperta della cometa e il pericolo di impatto con la Terra.

L’inizio è in sordina da parte del dott. Mindy che parte, in evidente disagio, dando troppe informazioni poco utili, con un linguaggio esclusivamente tecnico, un ritmo incalzante e non funzionale rispetto alla situazione e al tempo che hanno a disposizione (venti minuti): “Una cometa con un diametro tra cinque e dieci chilometri, che riteniamo che provenga dalla nube di Oort che è la parte più esterna del sistema solare, in pratica. E usando il metodo di determinazione orbitale di Gausse l’incertezza astrometrica media del punto zero quattro d’arco secondi, ci siamo chiesti…”

L’astronomo viene interrotto dalla presidente che manifesta apertamente la sua fatica a comprendere e dal Capo di Gabinetto, Jason (interpretato da Jonah Hill) che dice che Mindy li sta annoiando.

A questo punto interviene Kate Dibiasky che, con uno stile molto più franco arriva finalmente al punto: “Il dottor Mindy sta cercando di dire che una cometa punta dritta verso la Terra…”.

A questo la situazione appare più chiara e in tutta la sua pericolosità. Tuttavia, Mindy riprende con il suo stile dando ulteriori dettagli e con un ritmo sempre incalzante e un’enfasi via via crescente: “Si formeranno tsunami alti un miglio che investiranno tutto il globo. Se quella cometa impatterà, avrà la potenza di miliardi di bombe di Hiroshima. Ci saranno terremoti di magnitudo dieci o undici…”.

Di fronte all’ennesimo intervento del Capo di Gabinetto che dice che si sente a disagio, l’astronomo sottolinea che sta semplicemente esponendo i fatti. “Lo so, ma è così stressante…”, ribatte Jason.

Man mano che il dialogo prosegue, i due scienziati iniziano a comprendere lo scenario delicato in cui si muovono (in cui anche la notizia del potenziale rischio di apocalisse in realtà vada inserita in un quadro politico spesso molto cinico) e la volontà del Presidente se non di trascurare la vicenda, almeno di non considerare per il momento la pericolosità della scoperta. Infatti si inizia a disquisire e a discutere sulle probabilità di accadimento della catastrofe:

Presidente Orlean: “E quante certezze avete?”.

Mindy: “Ci risulta il 100% di certezza di un impatto”.

Presidente Orlean: “La prego, non dica il 100%”.

Interviene allora il Segretario degli Interni: “Possiamo definirlo un evento potenzialmente rilevante?”.

Dibiasky: “Ma non è evento che accadrà potenzialmente. Questa cosa accadrà sicuramente”.

Randall: “Infatti al 99,78% per l’esattezza”.

Jason: “Oh, bene. Allora non è al cento per cento”.

Presidente Orlean: “Diciamo 70% e non ne parliamo più…”.

Kate: “Non si avvicina neanche al 70%!”.

Presidente Orlean: “Non si può andare in giro a dire alla gente che avrà il 100% di possibilità di morire! Capite? E’ da pazzi… ci faremo lavorare i nostri scienziati.

Alla fine la Presidente, presa dalle preoccupazioni per l’esito delle elezioni di medio termine decide di adottare un approccio “attendere e accertarsi”. In pratica, prende tempo, snobbando la notizia e gli scienziati.

  • Scena 2 (36’50’’-41’05’’) | La partecipazione al Talk Show

Dopo la delusione dell’incontro con la Presidente, i due scienziati, dietro suggerimento del Capo dell’Ufficio della Difesa Planetaria della NASA, Teddy Oglethorpe, entrano in contatto con alcuni grandi quotidiani americani e hanno la possibilità di partecipare a uno dei talk-show più seguiti, The Daily Rip.

La Dibiasky fin da principio mostra un certo disagio e mal tollera il tono dello show, ironico, superficiale e con notizie di gossip. Il dott. Mindy invece si trova più a suo agio e sembra aver compreso la lezione dell’incontro precedente e, soprattutto il consiglio di Oglethorpe (“Devi solo raccontare una storia, stia sul semplice, niente formule”). Inizia con una rapida introduzione, stavolta con tono determinato e senza incertezze, sottolineando che la dottoranda aveva fatto una scoperta sconvolgente, una di quelle “che capita solamente una volta nella vita”.

A questo punto la telecamera inquadra Kate che ascolta il dialogo e sente stralunata le parole che arrivano allo spettatore con suono ovattato. Quando è il suo turno di parola parla molto lentamente e stavolta è lei ad avere un tono molto incerto e insicuro: “… ho visto qualcosa che non avevo riconosciuto. Era una cometa, molto grande”. E poi si riprende quasi risvegliandosi dal torpore iniziale, trovando il coraggio di parlare e arrivando al punto anche stavolta: “E’ diretta verso la terra ed è probabile che ci colpisca”. Mindy aggiunge che le dimensioni della cometa sono tali da danneggiare l’intero pianeta.

Tuttavia, le risposte dei conduttori deludono le aspettative dei due scienziati perchè iniziano a scherzare sull’opportunità che la cometa possa colpire la casa dell’ex moglie di uno dei due. Dal modo in cui la telecamera inquadra da vicino Kate capiamo che qualcosa non va e lei non si trova a suo agio con questa situazione, finché alzando la voce li interrompe: “Scusate, non siamo stati abbastanza chiari?! Stiamo cercando di dirvi che l’intero pianeta sta per essere disintegrato!”. E il tentativo ulteriore dei conduttori del talk-show di alleggerire i toni fa arrabbiare ancora di più Kate, che ha ormai rotto gli argini: “E magari la distruzione dell’intero pianeta non dovrebbe divertirci. Magari questo dovrebbe terrorizzarci e sconvolgerci […] perchè è sicuro al 100% che moriremo tutti, c…o!”. E, nel gelo dello studio, si alza e se ne va in lacrime.

Il dott. Mindy rimane basito, con evidente disagio, commentando laconicamente: “Forse dovevo dargli quello Xanax in più”. I due conduttori invece non si scompongono e riprendono le loro considerazioni scherzose e ironiche. Alla fine la donna, Brie (la cinica giornalista interpretata da Cate Blanchett, qui nella sua ennesima trasformazione), commenta: “Allora, l’affascinante astronomo sarà il benvenuto, ma la signora che strilla… anche no”.

Subito dopo, arrivano implacabili i commenti dei social. Kate Dibiasky diventa oggetto di derisione e vengono creati parecchi meme con la sua espressione da “pazza isterica” con cui aveva accompagnato la dura reprimenda; Randall Mindy, invece, viene definito l’”apocalittico sexy” e comincia a guadagnare consensi presso l’opinione pubblica e non solo nel cuore della conduttrice del programma Brie. Diventa chiaro che lui ha superato brillantemente l”esame” con i media (e con i social), per il suo modo misurato ed equilibrato di porsi, mentre la dottoranda decisamente no.

E, da questo momento in poi, anche il potenziale rischio della fine del mondo diventerà un fenomeno di massa, da seguire “fino a quando quello che dici ha un seguito” ((Francesco Prisco, ilsole24ore.it, cit.)). In cui l’informazione si dimostra più attenta al modo di comunicare che al contenuto del messaggio, in cui la notizia cede il passo alle statistiche e ai like, prescindendo dal pericolo incombente che sta correndo il mondo.

  • Altre scene utili

Sempre sul tema della comunicazione efficace in pubblico, in seguito a questa scena, ce ne sono altre due che a mio avviso possono essere considerate interessanti:

  • Da 48’32’’ a 55’30’’: Seconda scena nello Studio Ovale

In questa la Presidente Orlean comunica a Mindy, Dibiasky e Oglerthorpe l’organizzazione di una missione per tentare di deviare la cometa. Infatti, la Presidente ha cambiato atteggiamento sulla cometa perchè sta passando un momento difficile a causa di uno scandalo sessuale; per questo decide di cavalcare il pericolo incombente per riguadagnare consensi con l’opinione pubblica. La scena è interessante perchè i toni dei protagonisti sono diversi rispetto al primo incontro; sono meno formali e, soprattutto, più improntati alla collaborazione (sia pure interessata, come abbiamo visto).

  • Da 1h08’33’’ a 1h10’48’’ e da 1h12’07’’ a 1h14’00’’: Riunione alla Casa Bianca con Peter Isherwell

Tuttavia la missione viene successivamente cancellata. E in questa, che si svolge alla presenza del Governo USA e del dott. Mindy, la Presidente Orlean e Peter Isherwell ((“Acidissimo guru della tecnologia, […] finanziatore supremo della Casa Bianca, nonché  produttore di uno smartphone che controlla il pensiero dei suoi possessori“, in Don’t look up, il nuovo film di Di Caprio ci ha fatto sinceramente spaventare, smaccatamente sghignazzare e fatto politicamente riflettere, Davide Turrini, ilfattoquotidiano.it, 28 dicembre 2021.)) (interpretato da Mark Rylance) spiegano le motivazioni (esclusivamente di carattere economico) della cancellazione. La cometa infatti è ricca di materiali ritenuti fondamentali per la costruzione di apparecchi tecnologici e la strategia comunicata (secondo il classico slogan di Isherwell, “andrà tutto bene”, che ripete in ogni occasione pubblica quasi fosse un mantra) è quella di inviare dei droni sulla cometa per provocare delle esplosioni che possano dividerla in tanti frammenti più piccoli, facilmente controllabili, in modo anche da poterli raccogliere e utilizzare successivamente.

Per creare opportunità di crescita economica (soprattutto la sua), in nome di un presunto e incontrollabile salto in avanti della specie umana. Splendida, in tal senso la battuta da “diabolico e farabutto villan”, come l’ha definito Turrini nel suo articolo con cui Isherwell ribatte a chi lo accusa di pensare solo al profitto: “Io faccio affari? Macché, io sono l’evoluzione!”.

  • Scena 3 (1h29’28’’-1h33’13’’) | Il prof. Randall sbotta in TV ((

    La scena è disponibile su YouTube al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=g1tZF5gHuU0 (data consultazione: 18 gennaio 2022).))

La terza scena presa in esame arriva in un momento determinante nel film.

Randall Mindy, ormai totalmente catturato dalla vanità data dall’essere improvvisamente diventato un personaggio televisivo e consulente scientifico della Casa Bianca (tanto che a un certo punto, mentre vedevo il film, pensavo anche di vederlo sulla copertina della rivista Time, come uomo dell’anno), inizia a provare quella stessa insofferenza che solo poco tempo prima aveva caratterizzato la sua collega dottoranda Kate Dibiasky. Infatti l’astronomo è deluso dall’atteggiamento generale che in molti (dall’Amministrazione, a Isherwell, a larghi settori dell’opinione pubblica, in cui lentamente ma inesorabilmente stanno aumentano i negazionisti) hanno nei confronti del rischio di apocalisse.

Così, all’ennesima partecipazione al talk-show The Daily Rip, esplode in tutta la sua rabbia esprimendo sgomento per l’incapacità di tutti di rendersi conto del grave pericolo che l’umanità sta correndo.

Prende rapidamente la parola, alzando progressivamente la voce: “Scusate, ma non deve essere sembrare sempre tutto così maledettamente brillante o spensierato o piacevole. In alcuni momenti è necessario dirci semplicemente delle cose. […] Intanto, stabiliamo ancora una volta che esiste di sicuro una enorme cometa che è diretta verso la terra e la ragione per cui sappiamo che esiste questa cometa è che l’abbiamo vista con i nostri occhi, usando un telescopio, abbiamo persino delle foto… quale altra prova ci serve? E direi che siamo tutti d’accordo almeno sul fatto che una gigantesca cometa grande come il Monte Everest che è in rotta di collisione con il pianeta Terra non è una c…o di cosa positiva! Ma che diavolo ci sta capitando a tutti?”.

E poi passa ad accusare apertamente l’Amministrazione di Washington dicendo che “avremmo dovuto deviare la cometa quando ne avevamo la possibilità, ma non l’abbiamo fatto. […] E ora loro stanno licenziando gli scienziati come me che fanno sentire la propria voce, che si oppongono ai loro piani. […] E io vi assicuro che io non sto da una parte o dall’altra, vi sto solo dicendo come stanno le cose”.

La conduttrice del programma Brie Evantee a questo punto interviene per dissociarsi: “Io credo che questo sia il momento giusto per ribadire che Isherwell e il Presidente hanno ribadito che ci sono dei benefici…”. “Allora il Presidente degli Stato Uniti sta mentendo!”, la interrompe urlando l’astronomo. “Sentite, anche io come voi spero in Dio che il Presidente sappia quello che fa, spero che si prenda cura di tutti noi, però la verità è che io credo che tutta questa Amministrazione sia completamente… fuori di testa! E credo che moriremo tutti quanti!”.

La conclusione del monologo di Randall Mindy è più o meno la stessa di quella che aveva caratterizzato qualche tempo prima lo scatto d’ira di Kate Dibiasky. E a partire da questo momento anche lui entra ufficialmente nella lista degli “indesiderabili”. E ben presto diventerà leader (proprio insieme alla Dibiasky) del movimento che combatte i negazionisti, gli indifferenti e il Governo e invita a guardare in cielo per guardare la cometa a occhio nudo e rendersi conto del pericolo che ormai è vero, reale e incombente. Movimento a cui invece si contrappone la Presidente Orlean, che a sua volta inventa lo slogan “Don’t look up” (che da il titolo al film) che considera allarmista ogni rischio di pericolo di impatto e sbandiera fiducia nei confronti della soluzione paventata dal guru della tecnologia Isherwell.

Conclusioni

Cosa succederà a questo punto?

Ovviamente, per non togliere la sorpresa a chi ancora non ha visto il film, eviterò di fare spoiler sul finale. Per cui, se volete scoprire se il Pianeta Terra riuscirà a sopravvivere  o se invece resterà vittima degli interessi utilitaristici dei potenti di turno, guardatelo e, per me ne vale davvero la pena, se possibile riguardatelo.

Tanto, a questo punto, gli elementi che era importante mettere sul tavolo sono tutti lì, sia dal punto di vista della valenza cinematografica o metaforica del film, sia dal punto di vista degli spunti per la comunicazione efficace in pubblico.

Con la consapevolezza che, ancora una volta, il “come” raccontiamo le cose che vediamo e viviamo (in questo caso “eventi reali non ancora accaduti”, come riporta il trailer che abbiamo visto all’inizio) spesso è più importante del “cosa” vediamo e viviamo. Anche quando alziamo il nostro sguardo verso il cielo…


Stefano Cera

Formatore, coach e speaker radiofonico. Appassionato di cinema, video e musica, porta questi argomenti in tutte le sue aule, in presenza e a distanza. E di film ne parla anche a Radio Godot, nel suo programma Così Parlò Cerathustra. Presidente della delegazione Lazio di AIF (Associazione Italiana Formatori). Autore del volume: Ciak… Motore… Form_Aaaaazione! Vademecum filmico per il formatore non convenzionale, Palinsesto, 2016.

E-mail: aiflazio.presidenza@gmail.com

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