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La comunità di pratica AIF Scuola: una sintesi dei lavori

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Introduzione e presentazione dei gruppi
La Comunità di Pratica AIF per la Scuola nasce nel 2020 con l’idea di creare uno spazio virtuale in cui potersi incontrare tra professionisti che condividono un interesse comune: il lavoro nel mondo della scuola.
Un laboratorio dove condividere esperienze, riflessioni, buone pratiche e situazioni problematiche su cui confrontarsi e a cui dare nuove letture.
Durante il primo anno abbiamo lavorato soprattutto sul costruire la Comunità, conoscerci e definire le tematiche su cui lavorare.
In particolare, tra dicembre 2020 e febbraio 2021, alcune persone della Comunità hanno presentato dei progetti che possono diventare delle buone pratiche e che sono replicabili in altre scuole.
Da qui è nata l’idea di raccogliere i vari progetti in un archivio digitale, fruibile da tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nella scuola e che possono contattare il referente del progetto per attivare collaborazioni e creare networking.
Quest’anno, in particolare, è emersa la necessità di sviluppare due tematiche ritenute rilevanti in merito al mondo della scuola:

  • le competenze e la sostenibilità

  • la tecnologia e l’innovazione.

Questi due temi, tanto ampi quanto appassionanti, sono stati oggetto di lavoro dei sotto-gruppi  creati nella CdP. Ciascun gruppo, al suo interno, ha lavorato in modo autonomo, impegnandosi poi per aggiornare, durante le sessioni plenarie online, l’intera Comunità. In questo modo, se da un lato è un po’ cresciuto l’impegno, è certamente stato massimizzato l’apprendimento reciproco, tra pari, che era proprio ciò che ha inizialmente ispirato questo progetto.

Di seguito, una sintesi del lavoro dei due gruppi.

Competenze e sostenibilità
Alla luce degli obiettivi dell’Agenda 2030 e in un quadro di formazione permanente, è importante sottolineare come l’acquisizione di competenze sia un processo che si sviluppa nell’intero arco della vita e che arriva a rigenerare i contesti quotidiani in ogni settore. All’interno della Comunità di Pratica, in funzione del nostro impegno professionale nel campo della formazione e delle risorse umane, è emersa l’esigenza di interrogarci su quali competenze siano da noi agite quotidianamente e quali di esse necessitino di un empowerment costante. Come è costante la ricerca di strumenti utili per attivare e potenziare le competenze trasversali di chi intendiamo formare o educare. In quanto CdP, intercettiamo il bisogno di condividere delle buone pratiche che adottino una formula laboratoriale integrata nel percorso d’insegnamento e che attivino le varie competenze in modo dinamico. Un’attenta meta-riflessione potrebbe anche favorire la costruzione e l’adozione, a scuola, di un vocabolario comune attorno al quale programmare la didattica.
Tra le buone pratiche sperimentate e condivise nella CdP vogliamo menzionarne due in particolare: il “Caffè (circolo) dell’empatia” e il “Fiabadiario”. Il “Caffè dell’empatia” parte dalla risposta empatica e arriva a stimolare processi di partecipazione e condivisione del significato; mira a costruire la capacità d’ascolto e, attraverso questa, un autentico senso di comunità. In un “Caffè dell’empatia”, il circolo empatico inizia dopo una presentazione dell’argomento scelto. Le persone rivestono a turno i ruoli di parlanti, ascoltatrici silenziose oppure “attive”. Questa alternanza di posizione e l’ascolto incondizionato permettono l’emersione di significato condiviso, per il superamento di contrapposizioni e polarità escludenti. [1]Vedi i due caffè dell’empatia: https://youtu.be/NICoTfTEdx8  e https://youtu.be/Bn6xZAZcGcw, nel Festival sullo sviluppo sostenibile 2021. Il “Fiabadiario”, applicabile a qualsiasi età, sia con alunni che docenti, si basa sull’incontro tra letteratura e natura, è articolato in cinque fasi: circolo di lettura; scrittura collettiva; passeggiata; autobiografia e condivisione. Queste fasi, nella loro ordinata sequenza, consentono di costruire un ascolto sia ‘esteriore’ che ‘interiore’ e conducono i partecipanti all’acquisizione dell’ecosaggezza, ovvero la consapevolezza della relazione che lega ciascuno di noi alla terra e a tutti gli esseri viventi. [2]Bruno R. T. (2020), Educare al pensiero ecologico, Topipittori, Milano.

Entrambe le strategie sono articolabili in “Unità di Apprendimento”, in coerenza con reali esigenze didattiche. Inoltre, si prestano a stimolare ulteriori percorsi di crescita personale e collettiva. I caffè dell’empatia possono portare alla formazione di comunità d’intenti stabili e al pensiero esplorativo, una delle più interessanti competenze emergenti, recentemente individuata in tema di sviluppo sostenibile.

Si è posto come necessario un breve approfondimento del concetto di Competenza.
Il sostantivo “competenza” deriva dal tardo latino “competentia”. Il dizionario Devoto-Oli la definisce come “piena capacità di orientarsi in determinate questioni”.
Molti studiosi si sono prodigati, nel tempo, al fine di dare una definizione di competenza in grado di perimetrare un terreno condiviso tra contesti e discipline differenti: David McClelland nel 1973 [3]McClelland D. C. (1973). Testing for competence rather than for “intelligence”. American Psychologist, 28(1), 1-14, Boyatzis nel 1982 [4]Boyatzis R.E. (1982). The competent manager. A model for effective performance. London: Wiley, Lyle e Signe Spencer nel 1993 [5]D’Amario B., Saladino M., Santilli V. e Verrastro V. (2015). Le competenze trasversali. Teorie e ambiti applicativi, Quale psicologia, Nuova Serie, Anno 3, 5(2), Roma, sono solo alcuni dei contributi più significativi: l’OMS nel 1994 definì le Life skills [6]World Health Organization. Division of Mental Health. (1994). Life skills education for children and adolescents in schools. In: https://apps.who.int/iris/handle/10665/63552 (Ultima consultazione: … Continue reading), cioè quelle capacità in grado di attuare comportamenti adattivi che consentono agli individui di affrontare efficacemente le sfide del quotidiano [7]Bertini M., Braibanti P. e Gagliardi M. P. (1999). I programmi di “Life Skills Education” nel quadro della moderna psicologia della salute, Psicologia della Salute, 2, Milano: Franco … Continue reading. L’ISFOL ha, successivamente, elaborato il concetto di competenze “trasversali” relativamente all’ambito lavorativo. [8]ISFOL (1994) Competenze trasversali e comportamento organizzativo. Le abilità di base nel lavoro che cambia. Milano: Franco Angeli Dopo un lungo processo, nel 2018, il Consiglio europeo ha definito i vari contesti di apprendimento (formali, non formali e informali) nei quali incentivare percorsi di innalzamento del livello delle competenze negli adulti e rintracciare buone pratiche adottabili di una larga schiera di professionisti: insegnanti, formatori, imprenditori, liberi professionisti impegnati in tutti i settori. Furono definite 8 “competenze chiave” quali combinazione di: Conoscenze, Abilità e Attitudini.

Nel 2020, sono stati sviluppati quadri specifici per le competenze digitali (DigiComp), imprenditoriali (EntreComp) e per le competenze Personali, Sociali e di apprendere ad apprendere (LifeComp). Nel gennaio 2022 la Commissione europea ha definito il GreenComp, il quadro delle competenze per la sostenibilità in chiave ecologica.
Chi, come noi CdP, si occupa di formazione ha come obiettivo quello di contribuire a sviluppare percorsi in grado di realizzare circoli virtuosi che incoraggino la crescita delle comunità educanti intorno a questi temi, ormai divenuti prioritari.

Tecnologie e innovazione
Il gruppo di lavoro si è confrontato sulle buone pratiche esistenti circa l’uso delle tecnologie, utili anche al mondo della scuola e mutuate dalle diverse esperienze maturate in AIF. Lo scopo è stato creare un ponte, per ora ideale, tra l’uso formativo e l’uso didattico delle tecnologie. Centrale nella discussione è stata la metafora del “prof. unplugged”: figura immaginifica che ci ha aiutato a identificare alcune delle caratteristiche utili alla promozione di un approccio tecnologico all’apprendimento:

  • presenza nella relazione;

  • capacità di ibridare metodi, strumenti, ambienti di apprendimento;

  • disponibilità a centrarsi sul processo, inteso come conduzione organizzata del processo di insegnamento.

Queste sono state le basi per un ulteriore passaggio, dedicato alla co-definizione di termini molto ampi, come “tecnologie” appunto, che nel mondo della scuola e della formazione possono contenere significati profondamente diversi. Per facilitare il lavoro del gruppo e provare a sintetizzare gli apprendimenti condivisi in questo anno di lavoro, abbiamo individuato 10 punti da ricordare sul rapporto tra formazione e tecnologie (di prodotto e di processo).

Decalogo

  1. Prima di tutto: la relazione. Anche la dimensione digitale e online vive di relazioni, è il primo elemento da curare per dare un senso formativo alle tecnologie.
  2. Progetta in macro e in micro. Tenere presenti gli obiettivi finali, ma anche la programmazione quotidiana: l’uso consapevole del digitale richiede una progettazione a diversi livelli e ricorsiva.
  3. Ibridare è bello. Gli ambienti di apprendimento ibridi, onlife, sono funzionali all’apprendimento e alla crescita di media leteracy diffusa.
  4. La comunicazione è apprendimento. Negoziare significati socialmente condivisi è un processo complesso che porta allo sviluppo individuale e collettivo: le tecnologie digitali sono una straordinaria opportunità di comunicazione molti a molti.
  5. Un feedback forma e performa. Dare e ricevere feedback, formativi e performativi, è uno degli elementi di maggior successo nel processo di apprendimento e di sostegno, la ricerca scientifica lo dimostra ormai in modo certo.
  6. Il valore è valutazione. Le attività di valutazione non sono forme di controllo, ma processi per dare valore al percorso di apprendimento e metterlo in relazione agli obiettivi. Hanno, prima di tutto, un valore formativo.
  7. Che l’hardware ci aiuti! Usare le tecnologie per la formazione necessita di una sensibilità didattica: ogni device personale può essere utilizzato, purché inserito in una progettazione didattica.
  8. Dai spazio al tuo spazio. Lo spazio è il terzo educatore: ha un valore simbolico fondamentale e media rispetto alle relazioni, per questo è importante promuovere la continuità tra spazi on e off line.
  9. Costruisci ora e insieme! La scuola e le tecnologie permettono la partecipazione, la quale va costruita e promossa a cominciare da momenti di collaborazione con e tra studenti.
  10. Il digitale ti rende professionale. L’uso delle tecnologie è strettamente correlato all’auto-percezione di essere in grado di usarle e alla rappresentazione che di sé ha l’insegnante, è un elemento di formazione da considerare per professionalizzarli.

Conclusione e sviluppi futuri

Il lavoro della CdP, come si evince dalle sintesi dei due gruppi di lavoro, si è sviluppato per tutto l’anno seguendo due direttrici parallele: una impegnata nella ricerca teorica, cioè nel fondamento capace di dare struttura alle piste di lavoro pratico, l’altra attiva su di un confronto puntuale e serrato proprio su queste piste di lavoro, che per tutti i membri provengono da esperienze professionali, convinzioni e studi appresi nel tempo. Un lavoro di condivisione affascinante e sfidante, perché ha richiesto a ciascuno di provare a guardare alle prassi altrui con lo stupore e l’ingenuità del neofita.

Tutti i gruppi hanno lavorato per garantire questa profondità di visione. Gli sviluppi per il futuro, pertanto, sono orientati alla ricerca di uno strumento di condivisione verso l’esterno delle pratiche interne alla comunità; a contribuire al lavoro del gruppo scuola – presente e attivo in AIF – anche attraverso la partecipazione all’evento autunnale che sta organizzando, come testimonianza del forte legame tra il mondo della formazione e quello della scuola.

La comunità, avviata nel 2020, è nata per aprire un confronto tra i professionisti e oggi – a conclusione del suo secondo anno di attività – ha deciso di lasciare traccia di sé come una “comunità che scrive”, cioè che desidera praticare un atteggiamento riflessivo su se stessa e sulle pratiche oggetto del suoi lavori. Anche per questo il presente articolo non è attribuibile a singoli individui, ma ad un gruppo che cerca di costruire la sua identità collettiva e di accrescere la sua interdipendenza!

A cura dei componenti della CdP, nei diversi gruppi di lavoro

– Emilia Filosa e Angela Spinelli (facilitatrici della Comunità)
– Ilaria Basile
– Rosa Tiziana Bruno
– Walter Coda
– Rosa D’Elia
– Marco Diodato
– Patrizia Di Berardino
– Rossella Di Costanzo
– Maria Dora D’Aloisio
– Maria Emanuela Galanti
– Marirosa Gioia
– Vivaldo Moscatelli
– Nicola Pangia
– Haidi Segrada

 

Autore

Riferimenti

Riferimenti
1 Vedi i due caffè dell’empatia: https://youtu.be/NICoTfTEdx8  e https://youtu.be/Bn6xZAZcGcw, nel Festival sullo sviluppo sostenibile 2021
2 Bruno R. T. (2020), Educare al pensiero ecologico, Topipittori, Milano.
3 McClelland D. C. (1973). Testing for competence rather than for “intelligence”. American Psychologist, 28(1), 1-14
4 Boyatzis R.E. (1982). The competent manager. A model for effective performance. London: Wiley
5 D’Amario B., Saladino M., Santilli V. e Verrastro V. (2015). Le competenze trasversali. Teorie e ambiti applicativi, Quale psicologia, Nuova Serie, Anno 3, 5(2), Roma
6 World Health Organization. Division of Mental Health. (1994). Life skills education for children and adolescents in schools. In: https://apps.who.int/iris/handle/10665/63552 (Ultima consultazione: 15/12/2021
7 Bertini M., Braibanti P. e Gagliardi M. P. (1999). I programmi di “Life Skills Education” nel quadro della moderna psicologia della salute, Psicologia della Salute, 2, Milano: Franco Angeli Editore
8 ISFOL (1994) Competenze trasversali e comportamento organizzativo. Le abilità di base nel lavoro che cambia. Milano: Franco Angeli

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