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Mutamenti socio-economici, territorio e formazione

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Il concetto di “apprendimento diffuso” fra complessità dei contesti e fasi economiche
Oggi la formazione accentua sempre di più l’importanza di un approccio sistemico, legittimando questa idea sulla crescente complessità e dinamismo che ci impone l’attualità. La gran parte della formazione dovrebbe ormai essere concepita come un sistema di azioni complesse che favorisce l’incontro con le diverse logiche all’interno del contesto socio-economico. Gli spazi formativi, soprattutto in questo periodo di crisi, stanno diventando sempre più “trasversali”, mirando all’efficacia, indirizzando a socializzare gli apprendimenti ed evitando sterili logiche esclusiviste.

La formazione, specie se si parla di ripresa sociale ed economica di un territorio, diventa strategica se è in grado di avviare processi di sviluppo territoriale globale, riuscendo a riunire gli interessi di tutte quelle parti costitutive all’interno di uno stesso territorio e realizzando determinati percorsi di accrescimento degli apprendimenti che vanno allargati ben oltre la logica propria della singola impresa.

La struttura produttiva italiana si caratterizza per la massiccia presenza di imprese di piccola dimensione, spesso concentrate in sistemi territoriali e settoriali. In questi decenni la forte crescita, soprattutto nel Nord-Est e Centro Italia, ha evidenziato il ruolo decisivo dei sistemi territoriali di piccole/medie imprese che formano la tipicità dell’apparato produttivo italiano, sia per gli efficienti processi produttivi che per la capacità di competere dimostrata da questi nuclei imprenditoriali anche sui mercati esteri.

Oggi, tuttavia, parlare di sistemi allargati di apprendimento, o formazione diffusa, potrebbe apparire fuori luogo proprio a causa delle forti contingenze (pandemia, questione ucraina, aumento dell’inflazione) che ci accompagnano, ma può tornare utile, nello scenario di esperienze formative (passate e presenti) del nostro paese, l’indubbia occasione per rivelare figure della formazione in grado di esercitare innovativi ed efficaci processi di sviluppo diffuso.

Tuttavia, se per attivare adeguati automatismi di apprendimento diffuso è evidente l’importanza dei processi formativi, non è molto chiara l’idea su quali debbano essere le competenze strategiche in possesso dei profili che progettano e attuano i percorsi formativi verso il complessivo sviluppo del territorio.

Una probabile definizione del “formatore diffuso” [1]Nel concetto di “apprendimento diffuso” è essenziale l’orientamento verso l’evoluzione del territorio (per esempio l’efficace concertazione di risorse umane o economiche), in funzione dei … Continue reading potrebbe essere la seguente:

Professionista della formazione che, integrando le proprie competenze con quelle di altri esperti (non necessariamente del mondo della formazione) è in grado di gestire l’intero ciclo di un progetto complesso (analisi dell’idea progettuale, progettazione esecutiva, reperimento e pianificazione delle risorse, gestione del progetto, gestione delle “reti di soggetti”, monitoraggio e valutazione dell’iniziativa) direttamente collegato alle politiche di sviluppo territoriale.

Diventa inevitabile, però, formare i formatori, in funzione di una reale comprensione ed evoluzione dell’identità territoriale, di una riqualificazione e sistematizzazione delle risorse esistenti o dell’attrazione di nuove risorse; ma i criteri orientativi su chi e come formare in un auspicabile ambito di competenze dei profili della formazione diffusa, tuttavia, sono ancora limacciosi.

Il profilo del “formatore diffuso” fra unicità e complessità
Attualmente, il profilo del “formatore diffuso” ha contorni non facilmente definibili per alcuni essenziali motivi:

  • non ha ancora acquisito un’identità definita essendo, sostanzialmente, una figura emergente;
  • è in continua evoluzione perché, essendo in stretto collegamento con il territorio in cui opera, è connesso a una realtà in costante e rapida trasformazione;
  • le diverse interpretazioni del ruolo professionale spesso lo collegano ad altre figure simili con funzioni e competenze che esprimono diverse modalità operative e prestazioni differenti (animatore socio-economico, agente per l’innovazione territoriale, promotore per lo sviluppo locale, ecc.);
  • è più un efficace dispositivo d’insieme che un unico professionista; infatti è difficile trovare chi possa rappresentare tutte le funzioni o competenze che gli si possono normalmente attribuire;
  • va adeguatamente associato a ogni profilo della formazione: tutor, formatore (nei vari ruoli di teacher, trainer, coach, counselor), progettista, responsabile di progetto, responsabile/direttore di servizio/ente.

Risulta evidente come, per questa figura, confluiscano elevati saperi e competenze difficilmente associabili a un solo individuo, mentre va valutata la combinazione di un’equipe di lavoro con peculiarità multidisciplinari e con la marcata consapevolezza di inquadrare in modo sistemico la realizzazione dell’iniziativa progettuale.

Inoltre, se calcoliamo che spesso gli interventi sono sviluppati collaborando con altri soggetti (Enti Pubblici/Privati, Amministrazioni Locali, Associazioni di Imprese) e che le azioni possono svolgersi all’interno di Agenzie di Sviluppo, Società di Consulenza o gli stessi Enti Locali, si può immaginare come il “formatore diffuso” debba dotarsi, oltre alle abituali tecnico-professionali del formatore, anche di altre competenze (Tabella 1).

Un sistema allargato di apprendimento ci pone di fronte, a tante questioni non ancora svelate. Per esempio, un adeguato profilo del formatore presuppone la consolidata conoscenza del territorio in cui si muove; egli deve posizionarsi in un punto strategico e privilegiato della rete dei “partners”.

Ciò significa che le relazioni con i diversi attori sono connesse a un assetto ottimale dei rapporti, a un’appropriata conoscenza e funzionamento delle reti sociali e a una capacità di riscontrare come figura un ampio riconoscimento all’interno della realtà territoriale. Tutto ciò per realizzare quell’adeguata rete di contatti di cui, il nostro personaggio posizionato in modo strategico, ne sarebbe protagonista esclusivo.

Apprendimento diffuso e prospettive di Formazione Formatori
Spostiamo la riflessione sui possibili percorsi di formazione del “formatore diffuso”, tenendo conto della loro congruenza con il profilo descritto in precedenza. In una prospettiva di apprendimento allargato tali interventi, per raggiungere esiti favorevoli, devono sostenere, particolarmente, le competenze sociali, proprio perché esse attraversano tutta la fase realizzativa e si propongono come tipiche capacità per l’approccio concertato all’azione progettuale.

In particolare autonomia, coinvolgimento responsabile e la comunicazione intersoggettiva.

Queste competenze sociali, preludio di ogni processo di costruzione partecipativa e consensuale, sono condizioni necessarie per l’apprendimento diffuso, dove:

  • si sostengono le competenze trasversali utilizzabili per tale strategia;
  • si incoraggia la formazione specifica in quelle nicchie opportune dove incombe un percorso di riqualificazione delle competenze;
  • si accertano e esaminano tutti i risultati di apprendimento spontaneo che non passano nel processo ma si realizzano nella realtà locale che cambia;
  • si provvede a informare tutte le parti interessate (imprenditoriali, sindacali, sociali e istituzionali).

Lo scenario di formazione rivolto al “formatore diffuso” comprende almeno 2 aree di attività:

  1. Formazione Specialistica dei formatori
    Interventi per inserire formatori all’interno di aree (Distretti Produttivi, Parchi Scientifici e Tecnologici, Consorzi di Sviluppo Locale, ecc.) o in progetti dedicati (Patti Territoriali, Piani Strategici Provinciali, ecc.) con ruoli strategici nell’avvio ed espansione dello sviluppo locale. Si tratta, in pratica, di formare figure già operanti nella formazione potenziando gli elementi cruciali per la crescita socio-economica del territorio. (Tabella 1- Esegue)
  1. Formazione dei potenziali formatori
    Interventi per profili tecnico-professionali non ancora appartenenti al mondo della formazione ma con una profonda conoscenza delle risorse del territorio (realtà ambientale, produttiva, istituzionale e sociale) che potrebbero operare in qualità di consulenti/formatori all’interno delle azioni previste dal progetto di sviluppo locale. Si tratta di sviluppare conoscenze e competenze di base dei profili della formazione (formatore docente, progettista, responsabile di progetto, responsabile del servizio) non disgiunte da capacità essenziali per realizzare il progetto (saper attivare le reti, saper realizzare il partenariato, saper reperire le risorse, ecc.).

I probabili profili di riferimento
L’apprendimento risulta diffuso solo quando i processi di acquisizione vengono valorizzati in tutto il contesto ed è fondamentale che le competenze del formatore siano determinanti in ogni diversa circostanza, finalizzandone l’impiego in funzione delle esigenze di ogni singola realtà.

Per poter progettare e realizzare la formazione nel territorio sono necessarie:

  • l’accurata conoscenza della realtà locale e dei corrispondenti problemi che ritardano lo sviluppo,
  • le eventuali prospettive di opportunità per la crescita.

La complessa trama di relazioni ed esigenze formative presenti in una realtà territoriale dove convivono “forme” istituzionali e “culture” di lavoro diverse, inducono a pensare che un unico profilo di formatore non può essere sufficiente. è auspicabile la presenza di diverse figure che riescano meglio a cogliere la sfida che viene posta a un processo di sviluppo diffuso. (Tabella 2)

Se aggiungiamo che, oggi, non si apprende più solo nell’aula e i contesti formativi si modificano continuamente (learning center, on the job, piattaforme e-learning, videoconferenze, ecc.) è chiaro che il formatore è sollecitato a una flessibilità ancora più esclusiva. Mi riferisco a quelle funzioni facilitatrici dell’apprendimento che generano nuovi saperi come il tutoring prolungato (accurata concentrazione sul destinatario e lavorando molto sul singolo caso), l’orientamento, il reperimento di tecnologie più appropriate per una formazione efficace e, infine, la capacità di realizzare progetti con elevati standard di originalità.

Un primo profilo è quello di un formatore Manager di Rete. Possiede e gestisce il complessivo piano strategico che lo conduce verso l’uscita del percorso formativo. Non gestisce solamente un processo ma possiede consapevolezza dell’importanza del servizio offerto e del risultato da raggiungere, soprattutto in termini di impatto generato. Opera nelle fasi critiche del processo di sviluppo locale quali quella diagnostica, quella relativa alla costruzione dell’accordo fra i diversi stakeholder (che potrebbero anche divenire partner) e la pianificazione strategica degli interventi per lo sviluppo.

Un secondo profilo è quello del formatore Facilitatore. Questa figura è più attenta a incrementare le competenze trasversali e gli effetti concreti del trasferimento di queste sulla concertazione locale e la presa di fondamentali decisioni per svolgere le azioni chiave del piano di sviluppo. Il facilitatore ricopre, senz’altro, un importante ruolo una volta realizzato e avviato il piano di sviluppo e nella fase successiva per dare vita alle necessarie intese per poter svolgere attività di interesse comune o realizzando specifici interventi formativi legati al miglioramento delle competenze trasversali degli attori coinvolti.

Un terzo profilo è rappresentato dal Trainer specialista. Questa figura esercita in prevalenza nella formazione tecnica specifica. Pur essendo una figura solitamente associata al formatore-docente è comunque cointeressata al piano di sviluppo locale complessivo e si dedica particolarmente a tutti gli interventi formativi che, all’interno della realtà locale, tendono ad adeguare le competenze tecniche. Come il formatore Facilitatore acquisisce spazio e importanza nella fase avanzata del processo di sviluppo, in quanto, una volta comprese le vere necessità del territorio, interviene direttamente sulle persone e sui loro apprendimenti.

Conclusioni
Per predisporre e avviare efficaci processi di apprendimento diffuso è necessario tenere presente l’idea di evoluzione del territorio e comprendere se esiste concretamente la volontà di un piano di sviluppo o se sono presenti solo apparenti manifestazioni di desiderio.

Va, inoltre, verificato se sia veramente presente una visione condivisa fra tutti gli attori coinvolti, in ciò che viene identificata nella cosiddetta identità locale o se, quanto meno, esista una consapevolezza di avere un problema di mutamento (crisi, ritardo, opportunità di crescita) che possa permettere di avviare un processo comune e ragionato di sviluppo.

Alessandro Cafiero

Consigliere Nazionale AIF (Associazione Italiana Formatori)  – Portavoce Nazionale AICQ (Associazione Italiana Cultura della Qualità) – Presidente Comitato Nazionale “Salute e Sicurezza” AICQ – Referente Schema di certificazione AICQ/SICEV “Docente/Formatore per la Salute e Sicurezza” – Certificato AICQ/SICEV “Docente/ Formatore per la Salute e Sicurezza” – Certificato AICQ/SICEV “Provisional Auditor Qualità” – Qualificato Registro Professionale AiFOS “Formatori della Sicurezza sul Lavoro” e Registro Professionale AiFOS “Consulenti della Sicurezza “Organizzazione e Gestione delle Risorse Umane” – Qualificato “Registro Formatori Professionisti AIF”

E-mail: acalessandrocafiero@gmail.com

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Riferimenti

Riferimenti
1 Nel concetto di “apprendimento diffuso” è essenziale l’orientamento verso l’evoluzione del territorio (per esempio l’efficace concertazione di risorse umane o economiche), in funzione dei processi di sviluppo globale e del loro relativo conseguimento. Ciò rende necessaria, da parte del formatore, l’acquisizione di ulteriori nuove competenze.

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