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Le gemelle che non parlavano

 

June e Jennifer Gibbons hanno oggi ventisei anni e da sette sono recluse a Broadmoor, famigerato manicomio criminale. Figlie di un militare della RAF di origine caraibica, crescono in una zona desolata ai confini del Galles. Fin dai primissimi anni, rivelano un’intelligenza acutissima e un legame, fisico e psicologico, così forte fra di loro da rendere difficile l’accesso al loro mondo, anche per i genitori. Dopo i primi tentativi di inserimento nella scuola, falliti perché le gemelle si rifiutano di parlare con chiunque, June e Jennifer si chiudono in casa e conducono una loro vita separata. Con una furia dell’immaginazione che ricorda in modo impressionante la storia delle sorelle Brontë, inventano un loro universo fantastico e cominciano a scrivere romanzi e novelle di sorprendente qualità, alcuni dei quali pubblicheranno a loro spese. Infine, decidono di uscire nel mondo, lanciandosi in pericolose azioni di sfida. Appiccano il fuoco a vari edifici, vengono arrestate e condannate.

 

Marjorjie Wallace, giornalista

 

Casa Editrice: Adelphi, 1989

 

 

Perché è un libro importante per un formatore?

 

Questa storia terribile, che è passata sotto gli occhi indifferenti di giudici, insegnanti e assistenti sociali, viene qui raccontata da una nota giornalista del «Sunday Times», Marjorie Wallace, che ha avuto accesso a tutti gli scritti delle due gemelle, vera chiave della loro storia, e con grande finezza si è fatta strada nel loro mondo segreto. Ne è risultato questo libro-documento, accolto da molti, e fra gli altri da Oliver Sacks, che ha scritto una prefazione per l’edizione italiana, come uno dei casi psicologici più misteriosi, rivelatori e strazianti dei nostri anni.

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