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Dante tra training, mentoring e coaching

 

Spunti dalla Divina Commedia per l’apprendimento

“Se tu segui tua stella, / non puoi fallire a glorioso porto”
Il trainer Brunetto Latini a Dante nel XV canto dell’Inferno

Chi sono i trainer, chi le persone con esperienza che guidano i più giovani a percorrere la strada corretta, chi i coach o le coach in grado di aiutare gli altri a trovare la propria direzione ponendo domande? Che caratteristiche hanno questi tre ruoli? Quali sono le differenze tra i tre?
La rilettura di un classico ci fornisce sempre la sensazione che quel testo sia stato scritto nel preciso momento in cui affrontiamo, proprio per noi che lo leggiamo nel qui-e-ora. La rilettura di un classico è una scoperta continua, un costante appalesarsi di sorprese, uno scavare in profondità dentro di noi, instabili erranti nei paesaggi della contemporaneità.
È così anche per la Commedia dantesca, che fornisce indicazioni utili anche per noi di AIF che ci occupiamo in vario modo di facilitare l’apprendimento altrui.

Brunetto, il trainer

Nel terzo girone del settimo cerchio si trovano i violenti contro Dio e contro la natura: tutti stanno su una sabbia rovente e sono sotto una pioggia di falde di fuoco, che cadono lente come di neve in alpe sanza vento. Tra questi puniti, i bestemmiatori, distesi a pancia in su; i sodomiti che corrono continuamente; gli usurai, seduti.
Tra i sodomiti, staccato da una schiera composta di chierici e litterati grandi e di gran fama, compare Brunetto Latini, rimatore, oratore, notaio e soprattutto trainer di Dante. È un allenatore tra i più rinomati e raffinati nella Firenze di fine Duecento, esperto di eloquenza e di stile retorico.
Dante-autore ha avuto una gran fortuna nella prima parte della sua esistenza: quella di potersi affiancare a un trainer di valore quale Ser Brunetto (oggi mister Brunetto). Un vero in-segnante, nel senso di colui che lascia un segno dentro. Uno specialista nello sviluppare il talento nei giovani.
Tutte le più recenti teorie manageriali confermano che esperti non si nasce, si diventa e che le prestazioni eccellenti, più che da innato talento o capacità, nascono da anni di pratica e dalla guida di un maestro. Ser Brunetto si rivolge a Dante come a un figlio (o figliuol mio) e lo stimola ad acquisire autonomia. I bravi maestri, puoi leggere ovunque, incoraggiano e aiutano i loro studenti a sentire l’istruttore che c’è in loro: il self-coaching può essere attuato in qualsiasi campo.
Dice il maestro Brunetto: Però va oltre: i’ ti verrò a’ panni, perciò vai avanti, io starò accanto a te. E aggiunge una frase memorabile per qualunque manager: Se tu segui tua stella, / non puoi fallire a glorioso porto, se segui le tue predisposizioni naturali, ciò che ti appassiona, quello che ti fa brillare gli occhi (ovvero il tuo Grande Obiettivo coerente con i tuoi valori profondi), non puoi non centrare il bersaglio. Se ascolti te stesso in profondità e di comporti di conseguenza, raggiungerai il tuo Alto Scopo.
D’altro canto, Dante ricorda del suo maestro:

La cara e buona immagine paterna
di voi quando nel mondo ad ora ad ora
m’insegnavate come l’uom s’etterna.

Come l’uom s’etterna. Come riuscire a essere ricordato ai posteri grazie all’arte del linguaggio.
Brunetto Latini è esperto di retorica, è stato impegnato in politica, è stato esiliato come Dante. Un modello, un trainer consapevole di esserlo.

Virgilio, il mentor

Il Virgilio poeta latino, nato a Mantova nel 70 avanti Cristo, è autore dell’Eneide, un poema che racconta le avventure dell’eroe greco Enea, da Troia in fiamme all’Italia, ed è modello di bello stilo per chiunque scriva in versi dopo di lui (Dante compreso). È in assoluto il migliore nel corporate storytelling.
Questo mentor accompagna Dante dal primo canto dell’Inferno agli ultimi canti del Purgatorio, quando – alle soglie del Paradiso terrestre – il mentor-uomo-razionale lascerà il passo alla coach-donna-dotata-di-intelligenza-emotiva Beatrice.
Agli occhi di Dante, Virgilio è fin dall’inizio duca, segnore e maestro.
Duca, cioè guida, leader, colui che conduce e sa dove andare (quanto all’andare, commentava Giovanni Boccaccio); segnore, cioè signore feudatario, autorità garante di protezione in cambio dei servizi offerti (quanto alla preeminenza e al comandare, sempre secondo Boccaccio); maestro, qualcuno da cui si può imparare, persona che insegna perché sa (ancora per Boccaccio, quanto è al dimostrare). In questi tre sostantivi, rinveniamo la sollecitazione a individuare modelli positivi nella vita professionale dei soci AIF.
Il mentor è in genere una persona che ha esperienza, che sa dove condurre il mentee, che ha già compiuto errori grazie alle erranze e perciò sa, perché ha visto e fatto.
Virgilio è così. Il viaggio nell’Inferno e nel Purgatorio lo conosce. Sa dove il piede può essere in fallo e dove su un terreno solido. Per questo fornisce consigli, dà indicazioni, dice qui sì e qui no.
Agli occhi di Dante (da sempre definito “il padre” della lingua italiana), il mentor Virgilio è lo più che padre e chiama il giovane allievo figliolo. È paterno, non paternalistico, stimola il figlio a camminare per proprio conto, non lo tiene sotto le proprie ali protettive per sempre. Lo sollecita costantemente al senso del tempo, alle cose da fare subito, alla focalizzazione su ciò che è importante. In tutta la Commedia si rivela come uno straordinario conoscitore di time management.
Insomma, Virgilio si comporta da consulente esperto, una di quelle persone dai capelli bianchi che ne hanno vissute di ogni sorta e che conoscono a menadito il contesto di azione del mentee. E che, proprio per questo, sono in grado di fornire ai più giovani manager consigli assennati, indicazioni preziose e raccomandazioni fondate sulla ragione e l’analisi dei dati.
D’altro canto, una delle più straordinarie ricchezze della vita consiste nel disporre di mentor personali. Maestri con i quali confrontarsi. Maestri da studiare. Maestri da imitare in ogni loro comportamento. Maestri da copiare per attraversare i momenti di smarrimento, di difficoltà e di pena.
Superato il limbo, il luogo dove sono collocati i non battezzati, Virgilio (che proprio nel limbo in genere sosta quando non segue il mansionario della guida) gli ricorda: io sarò primo, e tu sarai secondo.
Nell’Antipurgatorio, gli fornisce uno dei più saggi consigli per apprendere:

Vien dietro a me, e lascia dir le genti: 
sta come torre ferma, che non crolla
già mai la cima per soffiar di venti;

E quando il mentor si rende conto che non può più proseguire sulla sua strada, perché le competenze che possiede non bastano più, perché alla ragione bisogna affiancare il sentimento Virgilio segnala a Dante: Tratto t’ho qui con ingegno e con arte; / lo tuo piacere omai prendi per duce.
È tempo di pensare più in grande. È tempo di attivare l’intelligenza emotiva di Beatrice. È arrivato il tempo del volo.

Non aspettar mio dir più né mio cenno;
libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
e fallo fora non fare a suo senno:
per ch’io sovra te corono e mitrio.

Vai, alza le vele, spingiti oltre. Sei potente e puoi, sei libero dai vincoli del passato e puoi costruirti il tuo futuro con le tue mani. Dante può andare. E va.

Beatrice, la coach

Nel Paradiso, la testa non basta più.
Se si ha a che fare con le persone, il manager/la manager deve saper gestire anche altri parametri, conoscere gli intangible assets delle organizzazioni, puntare all’alto, al complesso e al profondo degli esseri umani, essere in grado di possedere una intelligenza emotiva che lo/la porta in una dimensione più avanzata. In una dimensione in grado di far colloquiare tra loro testa, cuore e pancia, che, solo se stanno in armonia, sono produttivi.
Ecco quindi che nella terza cantica Virgilio lascia il passo a Beatrice Portinari, che Dante, nella vita reale, incontra a nove anni una prima volta e una seconda a diciotto.
Nella Vita nova, il libro in cui il poeta-narratore racconta la storia del suo amore per la giovinetta, era descritta come la regina de le virtudi. Lì era donna angelicata, muta e distaccata. Nella Commedia, lo prende per mano e, sorridendogli, sa portarlo a destinazione.
Beatrice è smile coach, in grado di dirigere con la forza di un sorriso. In grado di sorridere ogni giorno. È, come si dice nella Vita Nova, intelletto d’amore, la vera chiave medievale del pensiero golemaniano sull’Intelligenza Emotiva.
Beatrice è, ancora con Goleman, una leader davvero completa, in grado di gestire con sapienza i diversi stili manageriali possibili: è leader affiliativa, perché stabilisce con Dante un legame emotivo forte; è leader visionaria, perché ha una vision chiara e sa trasmetterla con precisione al nostro AD; è leader coach, quando aiuta Dante a crescere; è leader democratica, perché costruisce il consenso attraverso la partecipazione; è leader battistrada, perché precede il nostro e lo incoraggia nella difficoltà.
Beatrice è inoltre donna e quindi naturalmente incline alle relazioni. È gentile e onesta. Gentile in accezione medieval-stilnovistica. Ma, per noi, gentile anche nel solco di quanto scritto nel bel volume di Thaler e Sustein Nudge. La spinta gentile. Sottotitolo: La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità.
Beatrice conduce Dante (e te con lui) al regno della mancanza di errori e lo fa aiutandolo con quello strumento potente che sono le domande, i quesiti, gli interrogativi.
Beatrice chiede, Dante riflette e risponde. La coach è, prima di tutto, come scrive Sermonti, l’anima santa della giovane gentildonna che Dante aveva amato con infinito tremore e sgomento. È quindi la coach in carne e ossa che può aiutare il poeta (e noi di AIF con lui) a trovare la strada per l’eccellenza. È guida attiva. Guida scrupolosa e concreta.
Le sue domande a Dante sono anche le domande che noi formatori e formatrici facciamo bene a rivolgere a noi stessi.

Enrico Cerni

Entusiasta, eclettico, energico, estroverso, empatico. Manager in una Corporate University, formatore, scrittore per diletto. Le parole sono da sempre il filo conduttore della sua esistenza: compagne di gioco, amiche, costanti alleate nello scoprire la bellezza del transito terrestre.

E-mail: enrico.cerni@generali.com

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