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Strumenti di autoriflessione sulle competenze digitali

L’importanza delle competenze digitali è stata più volte ribadita dalla Commissione Europea, che alla loro diffusione e sviluppo destina ingenti fondi e attività di supporto; tra queste c’è proprio la loro definizione in termini misurabili e standardizzati, per favorirne l’applicazione ed una visione condivisa. Da queste esigenze nasce l’elaborazione del DigComp, arrivato alla versione 2.1, mentre si annuncia a breve la 2.2. Al DigComp destinato alla cittadinanza e alle professioni, la Commissione ha affiancato ricerche destinate alle organizzazioni educative (DigCompOrg) e a insegnanti e formatori (DigCompEdu), vista la centralità del rapporto tra competenze digitali e formazione per lo sviluppo della conoscenza e delle capacità individuali e professionali.

Recentemente sono stati messi a disposizione alcuni strumenti di “autoriflessione”, in particolare per quanto riguarda le competenze digitali “generiche” e quelle per insegnanti e formatori.

SELFIEforTEACHERS

DigCompEdu definisce aree e livelli di competenza digitale per insegnanti e formatori, secondo lo schema seguente:

I livelli di padronanza sono:

  • A1 Novizio

  • A2 Esploratore

  • B1 Sperimentatore

  • B2 Esperto

  • C1 Leader

  • C2 Pioniere

Già nel framework vengono descritte le attività che caratterizzano ciascun incrocio area di competenza/livello di padronanza.

La versione italiana del framework è stata curata dall’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova ed è disponibile con licenza Creative Commons ((Bocconi, S., Earp, J., and Panesi S. (2018). DigCompEdu. Il quadro di riferimento europeo sulle competenze digitali dei docenti. Istituto per le Tecnologie Didattiche, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). DOI: https://doi.org/10.17471/54008

Link alla sperimentazione italiana DigCompEduSAT: https://tiny.cc/DigCompEdu_Italia))

Al documento descrittivo è stato recentemente affiancato, dopo un lungo periodo di prova e messa a punto, un questionario di autoriflessione in rete, SELFIEforTEACHERS, anch’esso disponibile in versione italiana; per accedere al questionario occorre registrarsi al sito della Commissione Europea.

Il questionario può essere gestito anche da parte di gruppi (una scuola, un territorio) consentendo una visione d’insieme che faccia da riferimento per i risultati individuali.

Il questionario è di semplice compilazione e consente di avere un quadro complessivo delle proprie competenze digitali in ambito educativo.

Il report finale comprende varie visualizzazioni dei risultati, a cominciare da un quadrante di posizionamento rispetto ai livelli di padronanza…

… un istogramma con i risultati relativi alle aree di competenza…

…un radar con il posizionamento per ciascuna attività…

…oltre che le singole risposte:

Da notare che nei grafici sono riportati valori medi del gruppo di riferimento o, se compilato per iniziativa del singolo, i valori medi sono quelli dell’universo dei partecipanti (non mi è chiaro se in riferimento al Paese di appartenenza del compilatore o in assoluto).

Lo strumento viene proposto per l’”autoriflessione” anche “di gruppo”, in quanto accessibile in una modalità in cui è possibile confrontarsi con i colleghi vicini, prima che con il resto del Paese, se non addirittura del continente; la descrizione delle attività è sufficientemente approfondita da non creare troppi possibili equivoci, pur rimanendo su un piano doverosamente neutro. Non vengono citati prodotti e questo, soprattutto per i livelli più di base, potrebbe essere disorientante, ma ritengo la scelta corretta, anche per spingere ad una certa capacità di astrazione che potrebbe essere utile a vedere le competenze digitali come qualcosa di non esclusivamente tecnico, che poi è il senso più autentico e significativo del framework. Certo in questo modo si priva il modello di possibili utilizzi valutativi, ma lo si rende più flessibile e meno nozionistico: per quello ci sono altre risorse.

Piuttosto, parte della flessibilità è persa da due fattori: una certa lentezza a cogliere alcuni fenomeni della digitalizzazione, che verrà recuperata con l’imminente nuova versione, che si occuperà anche di intelligenza artificiale, realtà virtuale e aumentata, open data ed altro; un altro limite è la vocalizzazione sull’ambito scolastico piuttosto che formativo, soprattutto per il riferimento allo studente e non al formando, considerando poco l’età e l’esperienza. Vero che per l’ambito professionale e per la cittadinanza ci sono altre risorse, ma quella crescita per stadi che sottintende al modello, manca dei piani che fuoriescono dal percorso scolastico.

Digital Skills & Jobs Platform

Sempre dalla Commissione Europea arriva lo strumento di autoriflessione sulle competenze digitali, questa volta per la cittadinanza e, soprattutto, il lavoro; in questo caso si può parlare più propriamente di verifica di competenze, perché il questionario non si limita a ripercorrere il set di competenze e livelli di padronanza definiti nel framework DigComp 2.1, ma testa le reali conoscenze degli argomenti con domande mirate alla valutazione della rispondenza tra le conoscenze effettive e quelle dichiarate.

Nel questionario è presente una breve prima parte di “autovalutazione” a cui segue una, piuttosto sostanziosa, batteria di domande di controllo, di difficoltà corrispondente a quanto dichiarato. Il sistema è quindi piuttosto sofisticato, anche se i riferimenti possono essere a prodotti e tipologie di servizi anche specialistici. Il test è comunque ripetibile e, anche in questo caso, richiede il possesso di un account sul sito della Commissione, ottenibile comunque gratuitamente, anche se un po’ complesso da gestire; c’è anche da dire che un account del genere apre le porte ad una gran varietà di servizi e informazioni (per i formatori, ad esempio, la comunità EPALE, ricchissima di opportunità interessanti).

 

Vengono coperti i 5 settori di competenza del DIgComp:

  • Alfabetizzazione informatica e digitale;

  • Comunicazione e collaborazione;

  • Creazione di contenuti digitali;

  • Sicurezza;

  • Risoluzione di problemi.

I livelli di padronanza possibili sono 4.

  • Base

  • Intermedio

  • Avanzato

  • Altamente specializzato

Nel rispondere alle domande mirate viene preso in considerazione anche il tempo, che non può superare il minuto e mezzo per ciascuna domanda; è possibile annullare il fattore tempo nel caso si dovesse ricorrere alla versione accessibile del questionario.

Il report dei risultati è meno vario che nel caso di SELFIEforTEACHERS, ma è possibile associarlo al proprio profilo EU e utilizzarlo per il CV naturalmente in formato europeo.

 

Il testo di riferimento del DigComp 2.1 è disponibile in lingua italiana, sempre a cura dell’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova.

Conclusioni

In altri articoli di questo numero di Learning News appaiono termini che rientrano anche nel contesto delle competenze digitali.

Innanzi tutto il riferimento proprio alle competenze e al loro ruolo in quella che è la formazione per tutto l’arco della vita: è indubbio che le competenze digitali siano diventate centrali in qualunque contesto professionale, sociale e civico; ma sono competenze ancora poco visibili, ancora basate su una separazione tra una visione specialistica e tecnica ed una da utente passivo e forzato. La progressione suggerita, invece, è fondata proprio sulla crescita della consapevolezza e sulla propensione alla condivisione, non solo delle conoscenze tecniche, ma piuttosto della capacità d’uso sensibile al contesto. Non per nulla il contesto organizzativo che viene approfondito in primis è proprio quello educativo e formativo ed il comportamento su cui modellare le azioni è la condivisione del sapere, l’aggressione collaborativo.

Il leader è la figura di riferimento nel DigCompEdu e, come tale, definisce per complementarietà i follower, accettando il dettato “classico” e bipolare: ma il leader “digitale” è tale in quanto portatore di condivisione, intrinsecamente collaborativo. In questo modo la leadership diventa una misurazione di un tragitto virtuoso e positivo per l’organizzazione, non solo dal punto di vista digitale.

Gli strumenti proposti sono di “autoriflessione”, ma un risultato secondario è quello di costituire le fondamenta di un linguaggio condiviso e di possibile riferimento per il cambiamento organizzativo e le strade per intraprenderlo.

Semmai, il modello ha dei punti di debolezza, evidenziati dallo strappo determinato dall’uso delle tecnologie al momento della pandemia: il lavoro da remoto che stenta a diventare “smart working” è anche questione di competenze digitali inadeguate, perché non superano con forza adeguata l’idea che la digitalizzazione non sia una versione tecnologica di quanto tradizionalmente fatto in analogico e cartaceo. Gli strumenti di lavoro di gruppo, che tanto si stanno evolvendo per superare un modello sincronico dell’attività professionale, non rientrano in modo esplicito nel modello, l’idea di collaborazione non è approfondita e aggiornata. Magari il DigComp 2.2 colmerà presto questa ed altre lacune, ma resta il problema di una realtà in evoluzione più rapida dei modelli in grado di descriverla.

Quali sono le autoriflessioni scaturite dalle vostre esperienze con gli strumenti proposti?

Cosa cambia, a partire dalla vostra esperienza, con il lavoro da remoto, sia per quanto riguarda la formazione, che per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro?

 


Vittorio Canavese

Digital Educator e Instructional Designer per il CSI Piemonte. Partecipa a progetti internazionali come esperto di formazione e cura attività formative per varie piattaforme destinate alla P.A. e alla cittadinanza. Ex Consigliere nazionale e della Delegazione Piemonte, membro del Comitato Scientifico del Premio Filippo Basile, ha fatto parte del comitato organizzatore del ForFilmFest.  

E-mail: vcanavese@gmail.com

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