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ACA: una possibilità educativa e didattica che parte dal corpo

 

 

Il Metodo ACA, acronimo di Ascolto, Comunicazione ed Azione, nasce dalle esigenze educative e formative sorte nell’ambito delle attività delle scuole (di ogni ordine e grado), delle famiglie, degli studenti e di tutti coloro che hanno a cuore la responsabilità dell’educazione e dello sviluppo sociale. Lo scopo del metodo è quello di promuovere, incentivare e ampliare l’acquisizione di saperi e competenze professionali lungo tutto l’arco della vita.

Attraverso una ricerca scientifica rigorosa e sistematica, con una marcata componente sociale, il Metodo ACA ((Per maggiori informazioni sul Metodo e/o per approfondire consultare: http://associazione-aca.blogspot.it/)) si è caratterizzato per una concezione molto particolare dell’educazione motoria per i bambini dai 2 anni in poi. Si basa sull’esigenza di fornire concretamente, al bambino, la possibilità di vivere esperienze sensoriali e motorie per sviluppare una capacità d’azione e di consapevolezza mirata e finalizzata.

Per comprendere meglio questo concetto, di seguito verranno presentati sinteticamente i principi su cui si basa il Metodo:

  1. l’Ascolto come osservazione e base per la comunicazione educativa ed empatica;

  2. la Comunicazione come strumento privilegiato dell’atto educativo e dell’azione educativa;

  3. l’Azione non come punto di arrivo ma come punto di partenza. L’azione educativa dell’adulto, quindi, non come semplice risultato di osservazioni e progettazione, bensì come punto da cui partire con il bambino e per il bambino.

Dopo questa breve ma doverosa premessa, entriamo nel merito dell’argomento sottolineando che educazione motoria e pregrafismo (nonchè precalcolo e prescrittura) sono, secondo ACA, legati indissolubilmente.
Quando si parla di pregrafismo spesso si pensa all’ultimo anno di scuola dell’infanzia, dove i bambini iniziano a gettare le basi per le attività alla scuola primaria. Certamente alla scuola dell’infanzia è prematuro parlare di scrittura ma non lo è per quanto concerne il pregrafismo, la grafo motricità e lo sviluppo delle competenze metalinguistiche.
In ACA questi aspetti acquisiscono un’importanza fondamentale e non si parla solo di pregrafismo per i bambini “grandi” bensì per tutti i bimbi.
Nel momento in cui si desidera realizzare un percorso di pregrafismo, non si penserà quindi all’ultimo anno della scuola dell’infanzia ma al primo, e per farlo è necessario partire dal bambino stesso e dal suo percepirsi nel mondo. In altre parole tutto ha inizio dal vissuto corporeo e motorio.

Il gesto grafico si attua nel momento in cui la percezione del sé avviene e ha la possibilità di manifestarsi. Dobbiamo consentire il maggior numero di esperienze motorie, tattili, sensoriali per fare in modo che il bambino possa, successivamente, riportare su carta quanto vissuto. Ecco perché è necessario iniziare da subito, già da piccolissimi. Pretendere che il bambino che frequenta l’ultimo anno di scuola dell’infanzia completi le classiche “schede” senza aver avuto la possibilità di sperimentare con il corpo la base dei concetti topologici, di lateralità e spaziali è davvero assurdo/insensato/irragionevole.

Le neuroscienze insegnano che,  una volta partito dal cervello, l’ordine motorio viene eseguito grazie agli automatismi acquisiti dal sistema extrapiramidale che provvede a regolare l’intensità e la successione spazio temporale dei singoli movimenti, con la collaborazione del cervelletto che viene costantemente informato della situazione di ogni singola parte corporea e che provvede, sia a regolare gli impulsi diretti ai muscoli posturali, sia ad adattare l’intensità degli impulsi motori allo stato reale degli effettori, sia a coordinare la successione dei movimenti elementari in cui si può scomporre ogni movimento grafico. Il movimento che porta all’esecuzione di un qualsiasi stimolo grafico è un movimento complesso, dato dalla successione spazio-temporale di movimenti elementari e dalla coordinazione dell’attività di diversi gruppi muscolari. L’esecuzione vera e propria del gesto grafico, ultimo anello della catena, è legata anche all’attività del sistema piramidale, unico adatto a regolare l’attività motoria fine delle estremità (dita). In definitiva la quasi totalità dei centri nervosi interviene nel determinismo e nell’esecuzione del gesto grafico che rappresenta, una volta realizzato, il risultato di una attività coordinata senso motoria di tipo associativo molto ampia.

Quando parliamo di pregrafismo e precalcolo nel Metodo ACA, quindi,  intendiamo tutta quella proposta di attività che educano il bambino a percepire le forme innanzitutto a partire dal proprio corpo.

Il concetto è che prima vengono vissute esperienze corporee (in palestra, in salone, in sezione, in giardino…) e poi il bambino potrà tradurre ciò che ha vissuto su carta. Ad esempio, per giungere al pregrafismo, l’insegnante dovrà accentuare l’attenzione sulla componente motoria, sul riconoscimento dei colori e sul piacere di utilizzarli. Le componenti in gioco saranno innumerevoli a partire dalla  buona progettazione dell’educazione motoria attraverso cui, in maniera appropriata per le diverse fasce d’età, il bambino sarà condotto e guidato fino  alla reale e concreta scoperta del sé.
E’ fondamentale poter vivere i concetti logici, topologici e spaziali. Se si desidera far scoprire le forme geometriche e/o il concetto di lateralità, prima lo si farà  sperimentare con il corpo, in palestra o in salone, dove per realizzare il triangolo, ad esempio, oltre che a nastri, funi e bastoncini il bambino utilizzerà il corpo. Così è anche per il percorso di precalcolo. Non si può pretendere che il bambino sperimenti l’insiemistica se non ha la possibilità di viverla oggettivamente. E’ in questo modo che si introduce il concetto di addizione e sottrazione: vivendolo oggettivamente. Non stiamo parlando di abaco ma di sperimentare nella quotidianità.  Un bambino di quattro anni è perfettamente in grado di risolvere un’operazione come 2+3 utilizzando semplici cerchi in cui sono state inserite delle palline colorate. Un cerchio con 2 palline, un altro con 3 palline e uno vuoto in cui verranno inserite sia le 2 palline del primo cerchio  che le 3 del secondo. Ecco che ci ritroveremo con un  cerchio contenente 5 palline… E’ l’inizio dell’addizione. Potrà apparire banale ma non lo è. La nostra società ha abbandonato da tempo la realtà corporea ed esperienziale  per affidarsi a un mondo virtuale, con il risultato che semplici nozioni e proprietà aritmetiche vengono dimenticate, accantonate…

Il percorso deve permettere ai bambini di apprendere a comunicare verbalmente, di descrivere le proprie esperienze e il mondo, di conversare e dialogare, di giocare con numeri ed insiemi.

E’ importante quindi permettere ai bambini di esplorare e conoscere la realtà partendo da esperienze concrete e oggettive, in cui siano loro i protagonisti dell’azione e dell’esperienza, dando loro la possibilità di costruire la conoscenza. Per fare ciò il Metodo ACA si basa sulla pratica che, attraverso l’ideazione e l’organizzazione di diverse attività ludiche, favorisce lo sviluppo delle capacità logico-oggettuali dedotte dall’esperienza diretta sulle cose. Il progetto si propone di aiutare i bambini ad acquisire ed utilizzare un linguaggio che comprenda aspetti matematici, ma nello stesso tempo, sia adeguato e idoneo alla loro età e per le fasi del loro sviluppo cognitivo.

Va sottolineato che questo tipo di approccio è realizzabile anche alla scuola primaria. Spesso gli insegnanti di queste realtà, a cui vengono affidati i bambini della prima classe, incontrano difficoltà nell’introdurre determinati concetti teorici avendo davanti bambini piccoli che non hanno ancora maturato la piena consapevolezza di essere approdati alla cosiddetta “scuola dell’obbligo”. ACA risponde a queste esigenze attraverso un sistema pratico/teorico improntato sull’esperienza e sulla concretezza, aiutando e sostenendo le attività del bambino fornendogli utili strumenti per decodificare simboli e significati più complessi.

Vengono toccati e coinvolti tutti gli attori educativi come la famiglia, la società, i mass media e, ovviamente, la scuola, dal nido fino all’università, perché lo sviluppo integrale ed armonico della personalità ci accompagna per tutta la vita ed è un processo dinamico e continuo.

A questo proposito si sottolinea che, proprio per favorire l’importante processo educativo e di crescita che ci accompagna dalla nascita, il Metodo ha sviluppato un progetto formativo dove insegnanti, educatori, studenti di scuola superiore e/o universitari o gli stessi genitori possono cimentarsi per imparare i principi del Metodo, la didattica correlata e le tecniche laboratoriali.

Ovviamente il percorso formativo è organizzato in base all’utenza: se i destinatari sono studenti si utilizza una terminologia, se si tratta di docenti un’altra e un ulteriore approccio ancora è previsto se i committenti sono genitori. In ogni caso i corsisti, durante la formazione, imparano i fondamenti del Metodo (cosa si intende per ascolto, comunicazione ed azione).

In particolare, l’obiettivo principale è raggiungere una competenza osservativa di base da cui partire e da mettere in atto in maniera concreta nella quotidianità. I laboratori, inoltre, sono vissuti direttamente dai partecipanti. E` molto importante mettersi realmente “nei panni dell’altro” in maniera attiva ed empatica. I corsisti sono chiamati fattivamente a mettersi in gioco, anche con il corpo, per comprendere come ci si senta nel compiere quel percorso o quell’attività.

Ma non finisce qui. ACA, infatti, non si limita a formare. Per favorire un processo dinamico e coerente è stato predisposto un accompagnamento attraverso un periodo di monitoraggio. Terminato il percorso formativo i corsisti potranno contare sul supporto del formatore per qualsiasi dubbio, difficoltà o semplicemente per verificare i contenuti appresi. Questo è un momento importante anche per il formatore, il quale può appurare la ricaduta dell’attività formativa.

ACA rappresenta un percorso in grado di favorire molteplici sguardi che il mondo dell’educazione coinvolge: partendo dai genitori, passando dagli insegnanti e finendo con gli studenti.  Per tutti c’è la possibilità di entrare a far parte di questo nuovo modo di intendere la pedagogia e la didattica.

 

 

 

 

 

Haidi Segrada

Esperta in glottodidattica infantile, counselor pedagogico e formatrice. Si occupa della supervisione pedagogica in diverse scuole e strutture educative, sia pubbliche che private. Autrice di testi psicopedagogici, didattici e poesie. Progettista certificata AIF, membro del Consiglio direttivo AIF Lombardia. E` ideatrice del Marchio registrato “A.C.A” – Metodo educativo – pedagogico e didattico. 

E-mail: h.segrada@libero.it

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