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Esplorare il proprio lato intangibile attraverso il metodo Colorexploring – parte 1

A tutti noi sarà capitato, nel corso di una riunione o di una telefonata, di cominciare a scarabocchiare segni apparentemente senza senso sul primo foglio di carta disponibile. Ѐ un’attività molto diffusa che difficilmente prendiamo in considerazione, poiché il più delle volte la percepiamo come un modo per scaricare la tensione; invece questi disegni casuali possono comunicare molte cose, più di quel che si possa immaginare. La cosa affascinante ma che, come tutte le meraviglie che ci appartengono riteniamo ovvia e quindi non meritevole di riflessioni più approfondite, è che la nostra mente ci consente di agire contemporaneamente in due modalità totalmente diverse. 

Seguiamo il filo logico del discorso che stiamo ascoltando, siamo concentrati sul suo contenuto grazie alla funzione cerebrale deputata al pensiero logico e razionale, mentre l’altra parte del nostro essere si esprime inconsciamente attraverso quei segni che tracciamo “senza pensare”. Linee curve, ondulate, dritte, spiraliformi, che intersecandosi creano strutture geometriche dalle forme più varie, a volte dei veri e propri labirinti. 

Nella maggior parte dei casi lanciamo una rapida occhiata indifferente verso quei ghirigori, senza renderci conto che queste forme sono un linguaggio iconico che trasmette messaggi tramite immagini metaforiche. Il nostro cervello, infatti, come suggerisce la teoria psicologica della Gestalt, ha la naturale propensione ad organizzare elementi visivi in figure riconoscibili e significative.  La percezione delle forme è strettamente legata all’esperienza ed alla cultura di ogni persona, e di conseguenza ciò che a noi può risultare astratto, ad altri può apparire ricco di significato culturale. In ogni caso, comunque, possiamo affermare che questi “segni” sono un potente mezzo di comunicazione visiva.

Per spiegarci meglio, proviamo ad esplorare alcune forme comuni. Il triangolo, con le sue linee rette intersecanti ed i vertici appuntiti, può comunicare dinamismo, stabilità o tensione, a seconda della sua disposizione. Quadrati e rettangoli, onnipresenti nella vita quotidiana, trasmettono sicurezza, solidità e ordine attraverso linee dritte e angoli retti. Il cerchio, archetipicamente simbolo del ciclo della vita, è presente in natura e spesso viene associato a concetti di completezza, ed è anche la prima forma espressiva nei disegni dei bambini. Le linee rette, rigide e inamovibili contrastano con la fluidità e la sensualità delle linee curve, spesso collegate alla rappresentazione della figura femminile.

Così, tornando al nostro scarabocchio iniziale, se lo osserviamo con un’attenzione più consapevole, possiamo chiederci: “Cosa ci racconta di noi?”

Ebbene, attraverso i segni lasciati sul foglio la persona esprime i suoi stati d’animo, comunica le sue esigenze, rivela aspetti della personalità che non traspaiono dalle parole. I segni, i colori, i tratteggi, le forme, non sono macchie illeggibili ma discorsi assai eloquenti che mostrano una parte del mondo più intimo e nascosto della persona. Ѐ un linguaggio che ci appartiene; date in mano ad un bambino un foglio di carta, un pastello o un pennarello e istintivamente comincerà a scarabocchiare. Infatti tutti sappiamo che nell’educazione dell’infanzia il “disegno spontaneo” viene curato e riconosciuto come potente strumento di conoscenza del bambino ma, purtroppo, nel prosieguo dell’iter educativo l’utilizzo del linguaggio visivo viene abbandonato favorendo quei linguaggi che sviluppano maggiormente le nostre funzioni cerebrali logiche e razionali. Tuttavia, riscoprire da adulti la potenza di questo linguaggio, è come riscoprire una chiave che sblocca porte segrete, rivelandoci aspetti ed emozioni profonde che spesso trascuriamo nella frenesia della vita quotidiana. 

Nel metodo Colorexploring utilizziamo proprio il linguaggio visivo come veicolo di scoperta di sé. Attraverso la lettura dei segni, delle forme e soprattutto del colore è possibile intraprendere un vero e proprio viaggio di auto-esplorazione che ci consente di entrare in contatto con il nostro mondo interiore e di renderlo visibile ai nostri occhi. Un processo “guidato” tra interno ed esterno, intangibile e tangibile, riflessione e azione, in cui si sperimenta l’uso del colore non come esercitazione artistica ma come espressione spontanea del proprio sentire. Ed è proprio nell’esprimersi liberamente con il colore che sollecitiamo la nostra creatività, il nostro pensiero laterale secondo la definizione di De Bono, e questo aiuta a rompere gli schemi mentali e ad uscire dalla visione pregiudizievole che abbiamo di noi stessi.  L’immagine che realizziamo con il colore riflette una visione inusuale di quel che siamo – valori, storie, esperienze – e di come agiamo – scelte, azioni, rapporti con gli altri. 

Per rendere tutto ciò possibile è fondamentale “guidare” il processo in modo che si creino prima di tutto le condizioni per allontanare i pensieri condizionanti, che influenzano la nostra quotidianità, e acquietare la voce predominante del pensiero logico-razionale. Ciò avviene con esercizi preparatori di pratica riflessiva che permettono di rivolgere l’attenzione su di sé, determinando un importante cambio di prospettiva. La nostra attenzione, infatti, è per la maggior parte del tempo estrovertita, cioè rivolta verso il mondo esterno in cui viviamo e nel quale siamo impegnati a raggiungere obiettivi, svolgere compiti, interagire con gli altri. È invece necessario spostare l’attenzione dall’esterno all’interno, cioè verso se stessi se vogliamo connetterci al nostro sentire più profondo. Solo così riusciremo ad auto-osservarci e comprenderci “senza giudicarci”, come sottolinea Otto Sharmer nella sua Teoria U. Guardare sé stessi dal di fuori, ripercorrere il proprio vissuto praticando l’arte della visualizzazione (il pensare per immagini) e della domanda generativa, consente di aprire pian piano quella porta che spesso resta chiusa all’ascolto delle proprie emozioni più nascoste e al contempo, ci permette di viverle in modo più oggettivo e distaccato. In altre parole, riconosciamo il nostro “sentire” senza restarne travolti.

Questo passaggio introduttivo è importante per evitare di cadere nella trappola di “progettare” l’immagine quando prenderemo in mano i colori. Il processo creativo, infatti, non deve perseguire alcun progetto predefinito o mirare ad un risultato atteso, ed è per questo che è così importante evitare di dare forma all’immagine a livello mentale prima di eseguirla manualmente. Esprimere il proprio sentire attraverso l’uso del colore (con matite, gessetti, acquerelli, pastelli) costituisce un passaggio liberatorio per l’individuo che, concentrandosi sui colori davanti a sé e sulle sensazioni che da essi vengono suscitate, sceglierà istintivamente i cromatismi che meglio possono esprimere emozioni e sentimenti secondo una libera espressione. È il sentire che guida la nostra mano. In questo modo le immagini nasceranno e prenderanno forma sul foglio in modo spontaneo e potranno essere rilette attraverso una vera e propria grammatica del colore: la scelta cromatica (rosso piuttosto che viola o verde piuttosto che giallo), la qualità e misura delle zone che il colore occupa, la sua posizione nello spazio del foglio e l’andamento direzionale che il nostro gesto ha impresso, i contrasti, l’armonia o la dissonanza, l’equilibrio o l’instabilità, la dinamica o la staticità. Tutto questo renderà esplicito il “significato” di ciò che è emerso da noi. Ѐ questa la fase conclusiva del processo di auto-esplorazione, dove si apprende come osservare l’immagine in assenza di giudizio (né bello né brutto, né giusto né sbagliato).  

Così, dopo esserci immersi nel mare del colore, ne dobbiamo riemergere per portare a coscienza ciò che il suo vocabolario ci comunica, e per farlo dobbiamo sforzarci di tradurre in parole l’intuizione (o intuizioni) che questo tipo di processo creativo genera e che necessita di uno stadio finale (verifica). Questo avviene tramite la verbalizzazione, ossia descrivendo a se stessi o ad altri la propria creazione. L’interpretazione degli elementi emersi permette così di concettualizzare, cioè trarre senso dall’esperienza fatta e arricchire la propria visione di sé. Un modo per guardarsi da un altro punto di vista attraverso la bellezza del colore.

Tornare ad usare matite, gessetti e pastelli colorati con il Colorexploring può sembrare un gioco da ragazzi ma in realtà è un’occasione per stimolare la nostra creatività, svelare le nostre guide interiori nascoste ed aprirci al cambiamento. 

Nel prossimo articolo vi presenteremo l’applicazione del nostro metodo attraverso il racconto di esperienze concrete in ambito organizzativo.

 

Due mondi professionali distanti, quelli di Sandra e Barbara Marziali, che il comune interesse per la creatività e l’apprendimento è riuscito ad unire in modo sinergico nel metodo Colorexploring.

Sandra Marziali è illustratrice, docente di discipline artistiche e consulente di arti visive. Ha lavorato per l’editoria e nel settore pubblicitario in Italia e all’estero. Ha collaborato con le maggiori agenzie pubblicitarie nazionali ed internazionali per famosi brand come Camel, Mc Donald’s, Esso, Hertz, Renault, Swatch, Unilever e altri. Come consulente di arti visive ha realizzato campagne di comunicazione e animazione sociale, mostre per enti privati, pubblici ed organizzazioni internazionali come Salone Nautica di Genova, Comune e Provincia di Roma, International Fund Agricultural Development, Istituto Italo Latino Americano e il Museo Pigorini. 

E-mail: sandramarziali@gmail.com

Barbara Marziali è facilitatrice di apprendimento adulto, formatrice certificata AIF (Associazione Italiana Formatori). Ha collaborato con il CNR e il Nederland Pedagogische Institut sui temi dello sviluppo organizzativo e delle persone. Come esperta di empowerment e capacity building ha collaborato con organizzazioni internazionali ed agenzie delle Nazioni Unite (International Fund for Agricultural Development, European Training Foundation, EC Humanitarian Office e altri) in diverse aree geografiche del mondo (America Latina, Medio Oriente, Africa, Europa orientale).

E-mail: b.marziali@gmail.com

 

 

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