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Re Thinking Learning: dall’Homo Faber all’Homo Sapiens – Sintesi della 3^a giornata del XXXIII Convegno Nazionale AIF

 

LA SCIENZA DELLE SCIENZE: LA COMPLESSITÀ

I lavori della terza e ultima giornata del XXXIII Convegno sono stati aperti dalla vice presidente AIF Beatrice Lomaglio che ha ripreso il concetto di Occupability espresso da Andrea Fontana: “Esplorare e conoscere nuovi spazi è ciò che abbiamo cercato di fare nelle prime due giornate. Oggi portiamo avanti questa esplorazione”.

Il primo intervento della terza giornata, dal titolo “Dare forma alla complessità: sentirsi parte dei sistemi complessi che cerchiamo di comprendere” è stato gestito da Marinella De Simone, presidente del Complexity Institute, che ha definito la complessità come la scienza delle scienze in quanto ha radici multiple in numerosi ambiti disciplinari diversi tra loro.

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Secondo Marinella De Simone, “La complessità è una scienza che racchiude in sé tutti i saperi. Dobbiamo imparare ad approcciarci a questa scienza con un nuovo tipo di conoscenza, un nuovo sguardo”.
Oggetto di studio della complessità sono le interrelazioni tra i fenomeni, non il singolo evento. “Con la complessità si delinea una nuova scala gerarchica del sapere. Un nuovo metodo che supera la divisione tra discipline umanistiche e scientifiche”.

“Bisogna trans-disciplinare i saperi, non ibridarli. Solo così possiamo avvicinarci a comprendere la complessità”.

Come sentire la complessità? Tre i metodi:

  • attraverso i sensi: in base al modo in cui ci posizioniamo nel mondo e a come lo percepiamo con i nostri sensi;

  • attraverso le emozioni: ciò che proviamo determina le nostre scelte;

  • attraverso il significato: il senso che diamo, diverso per ognuno di noi.

Marinella De Simone ha ripreso il concetto di ecologia dell’azione, definizione di Edgar Morin: “Dobbiamo diventare consapevoli che ogni azione che compiamo entra in un circuito di inter-retro-azioni e sfugge alle intenzioni del suo autore.

Un’azione può prendere pieghe diverse rispetto a quelle che pensavamo”. Qual è quindi la responsabilità del nostro agire? Con la complessità, il senso di responsabilità cambia totalmente: “Gli eventi, essendo interconnessi tra loro, non hanno un inizio e una fine. È un processo circolare dove non è possibile distinguere la causa o l’effetto. Attraverso questa comprensione l’attenzione si sposta verso l’impatto delle nostre azioni, qui e ora”.

LE ORGANIZZAZIONI TRA IBRIDAZIONE, MALESSERE E NUOVE OPPORTUNITÀ DI CRESCITA
Con quale sguardo le organizzazioni hanno osservato gli stravolgimenti causati dalla pandemia? Quali soluzioni sono state adottate per gestire in tempi stretti il problema? A queste domande ha risposto Anna Zanardi Cappon, International Board Advisor, con il suo intervento “Panpazzia: acrobazie organizzative fra ibrido, malessere soggettivo e nuove opportunità di crescita personale”.

“Con la pandemia ci siamo dovuti adattare ad una bidimensionalità insolita, abbiamo dovuto rivoluzionare il nostro linguaggio, il nostro lavoro. Abbiamo subìto la perdita delle persone che non hanno saputo o voluto gestire questo flusso bidimensionale”.

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Di fronte a questo forte disorientamento, è cambiata la percezione degli spazi: ci si è rifugiati nei luoghi personali, abbandonando i posti di lavoro.

Oggi “le organizzazioni dovrebbero ricreare spazi in cui favorire arricchimenti, stimoli e scambi di esperienze.” Anna Zanardi Cappon ha evidenziato la necessità di premiare lo sviluppo delle potenzialità delle persone e ripensare in termini di sostenibilità le organizzazioni.

“La pandemia ci ha messo di fronte al dolore e all’incertezza, ma non ci ha ancora reso sufficientemente forti da porci dei dubbi: preferiamo chiuderci nel nostro mondo fatto di realtà strutturate invece di cogliere uno spazio di maggiore auto- consapevolezza dei nostri limiti. La speranza è che siano i formatori a fare questotipo di innesto e arricchimento dell’organizzazione”.

COGLIERE LE OPPORTUNITÀ DEL CAMBIAMENTO: L’ESEMPIO DI ATM

Accettare il cambiamento e crescere nonostante la pandemia.
Maria Emanuela Salati, formatrice, ha portato la testimonianza di un’organizzazione che ha fatto tutto questo: la ATM – Azienda Trasporti Milanesi.

Tre i piani su cui la Società ha lavorato:

  • sistemico, con il richiamo alla responsabilità dell’agire dell’organizzazione;

  • organizzativo, con la promozione di processi di integrazione e interconnessione tra settori;

  • individuale, con l’utilizzo delle neuroscienze per promuovere all’interno dell’organizzazione la cultura dell’errore.

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IL DIALOGO TRA SAPERI PER AFFRONTARE LA SOSTENIBILITÀ

L’intervento conclusivo dell’ultima giornata è stato gestito dal sociologo Mauro Magatti (Direttore scientifico del Convegno precedente) in un dialogo con il presidente AIF Maurizio Milan:
“La relazione tra discipline scientifiche e umanistiche è necessaria per saper affrontare la questione della sostenibilità”.

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Secondo Magatti è importante intrecciare le conoscenze per affrontare gli shock globali che siamo chiamati a fronteggiare e aggredire le resistenze nel pensiero, le rigidità, gli approcci unilaterali, gli schematismi semplificatori che persistono nel mondo della scuola, della politica, dell’economia.

La formazione, per Magatti, è la chiave per combattere le resistenze. “La sostenibilità e la digitalizzazione possono arricchirci. Con uno sforzo dobbiamo andare al di là delle etichette e cercare di interrogarci e di sforzarci di capire cosa vogliano dire queste due parole nella loro individualità e nella loro relazione.

Sostenibilità e digitalizzazione possono portarci in mondi diversi: in un mondo distopico, iper-controllato oppure favorire una straordinaria evoluzione culturale, umana, sociale, economica.
Ma questo richiede un grande sforzo di pensiero e di formazione”.

 


Giulia Simeone

Giulia Simeone – Content editor, social media manager. Socia AIF delegazione Lazio

E-mail: smn.giulia@gmail.com

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