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Long Life Learning del formatore

In un recente articolo dal titolo Imparare è bello, necessario nel futuro ((www.nelfuturo.com)) dedicato al tema dell’autoformazione, da ex formatore AIF ho concluso con un richiamo al Long Life Learning, argomento presente da tempo nella quasi cinquantennale storia di Aif.

Dopo quasi trent’anni di partecipazione alla vita associativa in vari modi ((Vice poi presidente di AIF Emilia-Romagna fino al 2012 e per 5 anni direttore editoriale di FOR, la rivista dei formatori italiani edita da F. Angeli e AIF.)), oggi, entrato nella quarta età, continuo ad occuparmi di formazione in modo diverso, dedicandomi a temi originati dalle esperienze di vita e di lavoro.

Mi sono appassionato, in particolare, all’area delle humanities: storia, arte, letteratura ((Sull’uso del termine inglese suggerisco l’articolo di Riccardo Mazzotti dell’Università di Genova ‘humanities si, cultura umanistica no’.)).

Long life learning si rivela quindi una pratica valida, da avviare con convinzione e sulla quale investire, ((Opinione di un grande docente ai propri allievi: “Ora, e nel tempo a venire, penso che trarrete grande profitto dalla precisione del vostro linguaggio. Cercate di costruire e curare il vostro vocabolario allo stesso modo in cui curerete il vostro conto in banca. Prestategli molta attenzione, cercando di incrementare le entrate. Lo scopo è di consentirvi di esprimere voi stessi con la maggior completezza e precisione possibili; in una parola lo scopo è il vostro equilibrio.” Iosif Brodskij, Nobel per la letteratura, discorso pronunciato in occasione della cerimonia per il conferimento delle lauree all’Università del Michigan,1988.)) dal momento che, oltre ad essere una bella forma di ginnastica ((‘Nulla dies sine linea’ è la frase latina che sottolinea il valore dell’esercizio quotidiano, qui riferita ad un grande pittore dell’antichità che non lasciava passare giorno senza avere preso in mano il pennello.)) intellettuale, arricchisce il lavoro professionale e in tempi futuri può generare ricompense morali e partecipazione attiva alla vita sociale.

Alla domanda su quali possano essere gli argomenti per una formazione personale, suggerisco di individuarli a cominciare dalla propria storia personale. Negli anni della formazione familiare e scolastica, sono avvenuti ‘apprendimenti’ i quali, riscoperti e ripresi ((Un grande scrittore polacco Bruno Schulz 1892-1942   in chiave artistica parlava di un ‘maturare verso l’infanzia’ ‘Mi sembra che il genere d’arte che mi sta a cuore, sia proprio una regressione, sia un’infanzia reintegrata. Se fosse possibile riportare indietro lo sviluppo, raggiungere di nuovo l’infanzia attraverso una strada tortuosa – possederla ancora una volta, piena e illimitata – sarebbe l’avveramento dell’ “epoca geniale”, dei “ tempi messianici” , che ci sono stati promessi e giurati da tutte le mitologie. Il mio ideale è “maturare” verso l’infanzia. Questa sarebbe l’autentica maturità’)), potranno parlare delle nostre attitudini profonde ed arricchire così il nostro presente umano e professionale.  

Suggerimenti su aree di autoformazione per formatori

In un esercizio di immedesimazione in chi oggi è impegnato nella professione di formatore, riterrei occasioni di studio individuale o di gruppo la storia di AIF e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

1 – Storia di AIF: identità e posizionamento nell’anno del PNRR

Il momento che stiamo vivendo, insieme alle trasformazioni in corso nell’economia, nella tecnologia e nella società, fanno emergere sensibilità nuove su cose fatte e pensate in anni passati.  

La storia della formazione manageriale in Italia dal 1946, l’origine della professione formazione del 1988, il ripensamento della formazione nei primi anni 90, la ricerca sull’arcipelago formazione del 2013, fino ai titoli dei convegni che via via ci accompagnano fino ad oggi, possono trasformarsi in due oggetti: uno più sfumato, ma di grande peso, che consiste in una sorta di acquisizione soggettiva della storia associativa di AIF, l’altro uno strumento di relazione per creare e partecipare ad eventi o per dialogare con le imprese.

Quando ho occasione di parlare di AIF a pubblici prevalentemente di area universitaria ((www.adrianoolivettiingegnere.unifi.it)),  come partecipante all’attività dell’Associazione Olivettiana ((www.olivettiana.it  è un’associazione sorta a Bologna nel 2001 in occasione di un convegno organizzato con il Dipartimento di Sociologia del lavoro dell’Università di Bologna e con la Delegazione AIF Emilia Romagna. Dal 2022 è un’Associazione di promozione sociale, senza fini di lucro e volta a studiare e a divulgare l’unicità dei principi, valori e realizzazioni, dal 1908 al 1979. della società Olivetti, scomparsa dai listini di Borsa ai primi del 21°secolo, dopo avere avuto un ruolo di primo piano, in campo nazionale ed internazionale, nella cultura organizzativa, nella valorizzazione e nel benessere delle persone, nell’organizzazione produttiva e distributiva ed avere sviluppato, negli anni ‘50 un’idea comunitaria della vita economica e sociale.)), nel raccontarne l’origine, informo che Olivettiana è nata in occasione di un Convegno AIF.

La domanda che spesso ne consegue è: cos’è AIF?

Allora passo a spiegare che per quarantasette anni ad oggi, AIF è il luogo fisico e intellettuale che accomuna professionisti che avevano e che hanno volontà di ascoltare, di studiare e di parlare di formazione aziendale. Questi quasi 50 anni sorprendono non poco la generazione zero (nati tra il 1996 e il 2015) e credo che qualche visita al sito ne sia la conseguenza.

Tornando sulle ragioni per cui ritengo utile studiare la storia di AIF, sono convinto che la stragrande maggioranza di chi ha partecipato alla vita associativa, abbia introdotto nel proprio modo di fare e progettare formazione delle variazioni, integrazioni e arricchimenti.

Basta vedere gli elenchi dei contenuti dei convegni, seminari e incontri, i nomi dei relatori e specialisti, dei libri e dei testi prodotti, per farsi un’idea del volume di attività svolte dalle migliaia di persone che hanno frequentato in 47 anni e stanno frequentando ancora oggi l’Associazione.

Un ricordo personale. Un docente universitario che aveva partecipato come relatore ad un seminario regionale, sorpreso dalle attività formative e dai contenuti ascoltati, si rese conto che AIF disponeva di un patrimonio di esperienze e di competenze molto più ampio di quelle della propria professione. In una breve conversazione aggiunse che lui parlava per la maggior parte del tempo ad una popolazione omogenea di persone che avevano dai 20 ai 25 anni.

Era rimasto colpito dalla varietà di obiettivi formativi, metodologie, partecipanti – impiegati, operai, neo-laureati, maestranze, liberi professionisti, manager, imprenditori, dirigenti… – che aveva ascoltato. Questa esperienza mi è rimasta in mente perché, trattandosi di un docente di matematica, ho pensato che la sua forma mentis avesse saputo intuire correlazioni per me molto originali.

Studiare il passato per affrontare il futuro è lo schema che ogni persona vive nel tempo della scuola. Quando il passato è a ridosso del presente, quindi è quasi cronaca, sorge di solito lo stereotipo del ‘già noto’. Chi ha lavorato in un’azienda per pochi o molti anni si forma un’idea che non è esaustiva, anzi spesso è molto parziale. Una storia di 90 anni come Olivetti e una storia di quasi 50 anni come AIF giustificano un supplemento di studi per coglierne elementi diversi dallo stereotipo da proiettare nel futuro.       

2 – PNRR e formazione

L’argomento è complesso e riguarda l’intero comparto socio-economico del Paese.

Relativamente alla Pubblica Amministrazione, un articolo di Giusi Miccoli ((https://www.forumpa.it/riforma-pa/competenze/pnrr-e-formazione-un-approccio-sistemico-innovativo-e-strategico-per-lo-sviluppo-delle-persone/)) ha questo incipit:  “Da poche settimane è stata individuata come Presidente della SNA (Scuola Nazionale dell’Amministrazione)  la Prof.ssa Paola Severino, vicepresidente della Luiss Guido Carli nonché Presidente del Comitato scientifico del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) istituito presso il Ministero dell’Università e delle Ricerca e Co-presidente del comitato Scientifico. In un’intervista rilasciata il 2 ottobre 2021 al Corriere della Sera ha dichiarato che nella formazione dei dipendenti pubblici sono necessari insegnamenti innovativi e Community of Practice. Il PNRR obbliga infatti a innovare e ripensare la PA, considerando i 900 milioni di euro destinati proprio alla formazione.”

Nello sviluppo dell’articolo ho incontrato, a proposito di qualità della formazione, il mondo AIF.

“La prima questione è la qualità della formazione. I padri storici della formazione in Italia – da Spaltro a Bruscaglioni, da Quaglino a De Masi, da Alberici a Lipari, da Castagna a Garuti – hanno proposto modelli e soluzioni molto innovative, battendosi per il riconoscimento e la qualificazione della professione del formatore. Occupandomi di formazione e di gestione del personale da anni ho avuto modo di partecipare a rilevanti progetti che avevano l’obiettivo di qualificare il processo di apprendimento e i suoi professionisti. Tuttavia le battaglie per rendere la formazione di qualità sono sempre state molto ideologiche e poco pratiche. Ancora oggi la formazione viene vista come una professione a cui tutti possono accedere: non è richiesto un percorso di studi ad hoc e soprattutto la selezione del formatore non sempre si basa sulla verifica delle sue qualità “didattiche”.”

In questo interessante articolo trovo un contributo importante al tema PNRR e formazione perché mi obbliga a pensare che le rappresentanze di imprese industriali, artigianali, commerciali abbiano prodotto, o stiano per farlo, mappe sul fabbisogno formativo delle categorie che rappresentano. Tutte questioni che uno studio non individuale ma di gruppo potrebbe fare emergere. Da qui il suggerimento che nell’autoformazione del formatore, questo argomento possa trovare spazio.

Credo, inoltre, che quanto è stato scritto e pensato ante pandemia, conservi una validità di fondo, ma i fattori crisi energetica, PNRR, pandemia, gig economy, nuove povertà, nuove opportunità, economia delle famiglie, digitalizzazione ecc.  debbano diventare occasioni serie di studio per introdurre modifiche. Quasi tutte le Università italiane (si veda Genova, Torino, Milano…) dedicano spazio ed energie su questo argomento. E’ ragionevole pensare che stia avvenendo, sotto la pressione degli avvenimenti, la necessità di equipaggiare il lavoro con nuove culture. Non importa se da anni, in particolare per i formatori, era cosa nota. Oggi il fenomeno ha assunto la caratteristica dell’urgenza.


Galileo Dallolio

Formatore dal 1991, ha lavorato in Olivetti nella selezione, gestione, e Formatore dal 1991, è stato dirigente in Olivetti nell’area del personale (selezione, gestione e formazione) dove ha lavorato per  31 anni. Pubblicista, è stato direttore editoriale di FOR per 5 anni e presidente della Delegazione AIF Emilia Romagna fino al 2012. Stella al Merito del Lavoro nel 2005, Premio AIF ‘Mario Unnia’ per lo sviluppo della formazione nel 2013, vicepresidente di Olivettiana, Associazione di Promozione Sociale  

E-mail: galileo.dallolio@gmail.com

Autore

One comment

  1. Vittorio Canavese

    Un riferimento completo e corposo sul PNRR in tutti i suoi aspetti nel numero 2/2021 di Pandora Rivist: 352 pagine dedicate a “Next Generation EU – Leggere il PNRR”. Giusto per averne un’idea riporto i titoli delle parti: La prospettiva delle istituzioni, Il confronto sul PNRR, I nodi del piano, Il PNRR in dettaglio visto dalla Next Generation.

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