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Utopia: restituire un senso alla formazione

 

 

Napoli – Sintesi della terza giornata del XXXIV Convegno Nazionale AIF – Sperimentazioni e laboratori

Sotto una pioggia abbondante ed incessante si apre il terzo ed ultimo giorno di convegno, nella meravigliosa cornice dell’unione industriale di Napoli. Ci ritroviamo tutti intorno ad un grande tavolo, inquadrati da diverse telecamere che riprendono i lavori per i tanti partecipanti on line.

Il presidente Maurizio Milan, affiancato da Antonello Calvaruso e dal direttore del Conto Sistema di Fondimpresa, Amarildo Arzuffi, introduce la giornata come momento di ascolto dei direttori degli enti, che hanno partecipato ai focus group, e di sintesi dei lavori condotti. Si riparte con la contestualizzazione di quanto accaduto nei due giorni precedenti.

L’obiettivo è restituire un senso alla formazione, in un momento storico nel quale la forma è più forte della sostanza. Il processo prevarica il risultato e la forzosa spinta alla digitalizzazione riduce il coinvolgimento emotivo.

Durante il primo giorno, autorevoli interventi hanno ribadito, come già accaduto in tutte le edizioni precedenti del convegno, il valore strategico delle emozioni nei processi di apprendimento. Ma questa volta nell’aria si respira una consapevolezza diversa. Esiste l’esigenza di relatori e partecipanti di ricercare nel digitale nuovi approcci e metodologie che abbiano la stessa forza e lo stesso vigore di quelle romantiche giornate esperienziali o residenziali che hanno consacrato le capacità di tanti formatori e restituito benefici organizzativi, di risultato e di clima a molte aziende.

Si vuol ridare senso alla formazione, senza limitarla allo sviluppo professionale. Al centro del dibattito sta il rapporto circolare tra persona ed ambiente che la circonda. Un rapporto dal quale discendono contesti e culture, da cui partire per una formazione alla vita ed alla socialità.

Anche la terza giornata assume la struttura di pensiero intorno alle 5 dimensioni che compongono il Manifesto della Formazione: Apprendimento, Persone, Società, Tecnologie e Multiculturalità (Generazioni). In questa giornata però tocca ai direttori degli enti esplodere il contenuto del manifesto.

Il vicepresidente Paolo Viel, con poche parole chiave e con un racconto di alcune esperienze di formazione, lontane nel tempo, favorisce gli interventi dei 4 rappresentanti degli enti della Campania: Marina Camboni per ERFAP UIL Campania, Francesca Massone per Form& Atp, Susy Capasso per Virvelle Società Benefit e Vincenzo Bennato per Protom Group. Vengono toccati ancora una volta temi di fondamentale interesse per i formatori. Il mercato del lavoro, il coinvolgimento dei datori di lavoro nei processi di formazione continua, il ruolo della cultura, i livelli retributivi ed il ruolo delle parti sociali. Si affronta il tema della multiculturalità e delle generazioni come elementi caratterizzanti gli stili di apprendimento. Tutto ciò a testimoniare quanto poco sia efficace parlare di Formazione e di Apprendimento senza tener conto dei territori, della cultura e del benessere delle persone coinvolte. Tanto più se si tratta il tema della formazione come politica attiva per il lavoro.

I lavori portano ad una considerazione sul futuro dell’apprendimento che diviene sempre meno orientato al contenuto e sempre più attento alla capacità dell’individuo di imparare ad apprendere e disapprendere in contesti sempre più ibridi e multi dimensionali.

Alcune riflessioni sanciscono l’importanza, ancora una volta, di valorizzare i momenti antecedenti e successivi all’erogazione della formazione. Dall’analisi della domanda alla definizione del fabbisogno; dalla progettazione alla valutazione dell’intervento; dalla valorizzazione del risultato alla validazione dell’impatto che la formazione genera nell’ambiente e nel contesto.

Sullo sfondo dei vari interventi c’è sempre la ricerca di senso verso una formazione intervento che favorisca le politiche attive per il lavoro e migliori l’occupabilità delle persone.
Alle 11.30, chiusi gli interventi dei direttori e ribadita nuovamente l’importanza del manifesto come punto di partenza per una formazione di valore, arriviamo alle conclusioni affidate al direttore Amarildo Arzuffi.

Per chi ha negli anni avuto l’opportunità di ascoltarlo, il direttore Arzuffi riesce da sempre ad emozionare. Alla fine di ogni suo discorso si sente di aver imparato qualcosa. Ed anche questa volta è accaduto.

Già dalle prime battute, quelle che occorrono ad introdurre il contesto, riesce a catalizzare l’attenzione di tutti. Decide di affidare i tanti spunti e le diverse relazioni che nei tre giorni si sono succedute ad un racconto.

La storia è breve e riguarda la sua famiglia. Una storia di emigrazione dal sud verso il nord. Racconta del nonno che cerca e trova lavoro a Milano circa 80 anni fa. Inizia con un lavoro da manovale e contemporaneamente migliora le sue competenze linguistico-matematiche. Sviluppa le Stem, diremmo oggi. Nel tempo i suoi responsabili si accorgono di lui e gli permettono una crescita professionale. Questa crescita professionale lo porterà a vivere una vita migliore, un po’ più agiata. A differenza dei suoi fratelli, che privi di una cultura e di un’istruzione moriranno diversi anni prima, vivrà a lungo.

Saranno quindi la cultura, l’istruzione ed il lavoro le migliori cure della vita.

La voce gli trema commossa dal ricordo. Tutti i presenti vivono quel racconto con la forza delle emozioni che consolidano un concetto: una formazione priva di senso è anche priva di emozioni e quindi priva di apprendimenti. Senza apprendimento non c’è futuro, senza apprendimento non c’è la vita.

Arriva dal publico un applauso lungo che sa di abbraccio.
Antonello Calvaruso interviene presentando la teoria dei tre Miracoli del Formatore. Ogni formatore per definirsi tale dovrà compiere tre miracoli per i propri partecipanti. Il direttore Arzuffi, in questa giornata di pioggia, ne ha compiuto uno. Ha impresso in noi una luce: la convinzione che la formazione può e deve avere un senso.

Siamo arrivati al capolinea. Il convegno termina sancendo il forte legame tra il principale fondo interprofessionale italiano, Fondimpresa, e la nostra associazione. Il convegno termina sancendo l’esigenza di avviare un nuovo ciclo. Un salto paradigmatico nella formazione del futuro. Quella on life di Luciano Floridi; quella nell’Infosfera di Franco Amicucci; Quella tra autonomia dell’apprendimento e normazione del sistema. Normazione possibile attraverso una legge quadro proposta da noi, che faciliti la ricerca di senso e di valore.  

Resta ancora il tempo e la voglia di stare assieme, di scambiare qualche chiacchiera e di affidarci alle S-conclusioni ludiche sul lavoro del futuro di Rosalia Porcaro.

La comica napoletana, attrice dal 1985 al Teatro Bellini di Napoli, dove ha recitato le commedie di Eduardo Scarpetta e Luigi Pirandello, famosa per i suoi personaggi, affida le sue S-conclusioni a Veronica, operaia in una fabbrica di borse, ingenua e infantile, non si accorge di essere sfruttata dal padrone che anzi lei stima profondamente, alla suocera, sedicente donna di cultura che vive nell’orgoglio spropositato per i figli laureati in legge e nel disprezzo per il marito disoccupato, ed infine ad una immigrata dell’est Europa che in Italia ha trovato lavoro come badante e con l’obiettivo di sposarsi per tutelare i propri interessi economici;

I suoi personaggi chiudono i tre giorni di convegno, con una cinica e pensierosa allegria che genera molti spunti e tanti dubbi nei partecipanti.

Ma forse il senso del convegno sta proprio nella capacità di affidare i dubbi ai propri partecipanti. Dubbi dai quali nasceranno cambiamenti.   

 

Mario Vitolo

Dottore Commercialista, Revisore dei conti e Consulente del lavoro. Managing Director di Virvelle e CEO di Palazzo Innovazione. Collaboratore del Dipartimento di Scienze Aziendali – Management & Innovation System dell’Università degli studi di Salerno. Presidente Associazione Italiana Formatori della Campania.

E-mail: mario@virvelle.com

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