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La formazione in un post

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In media passiamo circa 6 ore al giorno su internet. E di queste quasi due ore sui social. Non per niente Facebook è il secondo sito più visitato in Italia dopo Google e Instagram si trova al decimo posto. [1]Fonte: Report Digital 2022 – Italy, redatto da We Are Social in partnership Hootsuite
Sui social facciamo tante cose: ci teniamo in contatto con parenti ed amici, leggiamo storie, cerchiamo cose da fare e da comprare o semplicemente sfuggiamo alla noia. Ma possiamo anche formarci?

È una domanda a cui non è facile rispondere. Siamo ormai abituati alla formazione in pillole: brevi video della durata inferiore ai tre minuti, difficili da progettare perché richiedono di calarsi nei panni di chi li vedrà, circoscrivere il contenuto che si vuole trasmettere, scrivere uno script breve ma non superficiale, definire immagini e animazioni e progettare uno storyboard capace di avere il giusto ritmo.

Fare formazione in un post, però, è un’altra cosa. Un post equivale a pochi secondi di attenzione. Pochissimi. E poiché lo vediamo mentre stiamo scrollando altri contenuti, la nostra attenzione è facilmente attratta da ciò che viene dopo o potrebbe tornare a ciò che c’è stato prima. Per questo è più facile usare i post per fare operazioni di personal branding, piuttosto che per fare formazione vera e propria. Nel primo caso, infatti, il contenuto formativo, seppur presente, è pensato in funzione di un obiettivo diverso: mostrare le proprie competenze, ottenere visibilità o promuovere l’interesse verso un corso vero e proprio. Ci sono ottimi esempi di post di questo tipo, realizzati con cura e professionalità: incuriosiscono, offrono stimoli e suscitano desiderio di approfondimento, ma siamo lontani dall’idea di fare formazione utilizzando i social network.

Chiarita la differenza tra usare i social network per promuovere un prodotto o dei servizi formativi e usarli per fare formazione, è opportuno sottolineare che anche se non è affatto semplice riuscire ad usare i social per fare formazione ci sono ormai diverse sperimentazioni in questo senso ed alcune hanno avuto grande successo.

Uscire dall’Oceano rosso: Norma’s teaching
Una case history particolarmente interessante è quella di Norma Cerletti. Norma è un’insegnante d’inglese. Lavora quindi in un ambito che credo potremmo definire come un Oceano Rosso. [2]L’Oceano Rosso, secondo la definizione data da W. Chan Kim e da Renée Mauborgne in “Strategia Oceano Blu. Vincere senza competere” (2005), è un mercato altamente competitivo dove vige una … Continue reading
Abbiamo infatti leader di mercato consolidati da lungo tempo come Oxfort School of English, British Institute, British School, Wallstreet English, con un’infinita varietà di corsi per studenti, aziende, gruppi, singoli e il rilascio di certificazioni riconosciute a livello internazionale. A questi si sono affiancate negli ultimi anni un numero piuttosto elevato di app [3]Per citarne qualcuna delle più note: Babbel, Duolingo, Skyeng, che sfruttando le potenzialità dell’everywhere e dell’anytime offerte dal mobile, offrono l’opportunità di esercitarsi e di fare pratica sfruttando tutte le potenzialità della formazione in pillole e della gamification. E non dimentichiamo poi la presenza di persone madrelingua che si offrono per sessioni di conversation in presenza o online. Insomma, un mercato piuttosto saturo.

Proprio per questo la storia di Norma ha qualcosa della favola o forse, per noi formatori, del viaggio dell’eroe. Norma infatti insegna inglese part-time ma, come racconta lei stessa in un’intervista a Repubblica, si licenzia nell’ottobre 2019 per iniziare l’attività da libera professionista. Pochi mesi e la pandemia porta alla cancellazione della maggior parte dei suoi corsi, così che lei si ritrova di fatto senza lavoro. Dopo un periodo di depressione, decide di aprire un canale TikTok dove lancia l’hashtag #imparacontiktok.

Ascolta l’intervista: https://www.instagram.com/p/CJ4IljPsmfD/

Ma è su Instagram che arriva il successo. Con l’account @normasteaching Norma propone un format di stories dove affronta i più comuni problemi che gli italiani incontrano studiando inglese, partendo dalla pronuncia. Le storie che pubblica hanno un comun denominatore: sono divertenti, fatte su misura per un canale come Instagram, dove le persone amano passare il tempo dello svago e cercano momenti di distrazione dalle loro attività quotidiane. Ogni settimana viene affrontato un nuovo argomento, con appuntamenti fissi come il giorno del ripasso e quello dei quiz per testare il proprio livello di apprendimento.

Il format attuale di formazione su Instagram

I follower di @normasteaching crescono rapidamente arrivando a superare i 740.000 utenti, con indici di engagement rate e view rate [4]Questi indici misurano il livello di interazione degli utenti e di visualizzazione dei contenuti pubblicati. molto positivi. Ma i post e le storie su Instagram sono fruibili gratuitamente; quindi, non consentono di dare vita a un modello di business economicamente sostenibile. Oppure sì?

Per Norma Cerletti si aprono due possibili strade: utilizzare la popolarità acquisita per promuovere prodotti di terzi, secondo il modello utilizzato dagli influencer, ricevendo quindi un compenso per l’adv oppure cercare di trasformare i suoi follower in clienti. Lo fa lanciando nel novembre 2020 un corso dedicato ai principali errori di pronuncia in cui incorrono gli italiani sulla sua piattaforma NOD, Norma On Demand. Il prezzo di lancio è di 97 euro [5]Il prezzo intero è di 197 euro. e nei primi tre mesi conta 6.500 iscritti. Un’operazione che vale oltre 630.000 euro. I follower di Instagram rappresentano insomma quel segmento di clientela non pagante che consente di costruire un modello di business con clienti paganti. Quella della giovane precaria che grazie alla sua intraprendenza arriva al successo è indubbiamente una favola a lieto fine.

Stories di formazione
Torniamo però alla domanda iniziale: è possibile fare formazione con un post?

I post e le stories pubblicate sull’account Instagram di @normasteaching forse non permettono di imparare l’inglese partendo da zero, ma a chi ha già una base di conoscenze offrono numerose possibilità di apprendimento su pronuncia, vocabolario, modi di dire, espressioni colloquiali.

Alcuni dei post pubblicati dall’account @normasteaching

Quello di Norma è solo una delle molte sperimentazioni in corso sull’uso dei social network per fare formazione. I tentativi, alcuni più riusciti altri meno, riguardano un ampio range di tematiche. Su Instagram, oltre ad account come @normasteaching e @quickenglishfluency per l’apprendimento dell’inglese, troviamo ad esempio @parole_possibili, gestito dalla giornalista Michaela Ghersi che ci aiuta a ripassare e riscoprire l’italiano, @pecuniami, che si occupa di educazione finanziaria, @bitsof.classics per la divulgazione del greco e del latino, @successfulmaster, con contenuti motivazionali e l’elenco sarebbe davvero lunghissimo.

Troviamo alcuni tentativi molto interessanti anche su TikTok, un social frequentato prevalentemente da giovani e giovanissimi Secondo le ultime stime TikTok conta in Italia circa 5,4 milioni di utenti, di cui la maggior parte tra i 16 e i 24 anni.. Su questa piattaforma, ad esempio, la dott.ssa Chiara Di Pietro ha attivato il profilo “Una ginecologa per amica” e affronta numerosi temi legati alla salute femminile, rivolgendosi con uno stile divertente e leggero a un pubblico di ragazze che sta imparando a conoscere il proprio corpo [6]“Medici su TikTok: 5 esempi da seguire” di Sandra Fratticci (https://www.agendadigitale.eu/sanita/medici-su-tiktok-5-esempi-da-seguire/). Il tentativo di portare temi impegnati su un social nato per condividere brevi video divertenti basati sull’idea del doppiaggio non è d’altra parte un fenomeno marginale se anche Roberto Saviano, a fine maggio, ha aperto il suo account su TikTok collezionando solo nel primo giorno 46 mila follower.

 

Beatrice Lomaglio

Vice presidente nazionale AIF e amministratrice unica di Fabricamente.

E-mail: b.lomaglio@fabricamente.it

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Riferimenti

Riferimenti
1 Fonte: Report Digital 2022 – Italy, redatto da We Are Social in partnership Hootsuite
2 L’Oceano Rosso, secondo la definizione data da W. Chan Kim e da Renée Mauborgne in “Strategia Oceano Blu. Vincere senza competere” (2005), è un mercato altamente competitivo dove vige una continua lotta tra competitors per aggiudicarsi una fetta maggiore della domanda.
3 Per citarne qualcuna delle più note: Babbel, Duolingo, Skyeng
4 Questi indici misurano il livello di interazione degli utenti e di visualizzazione dei contenuti pubblicati.
5 Il prezzo intero è di 197 euro.
6 “Medici su TikTok: 5 esempi da seguire” di Sandra Fratticci (https://www.agendadigitale.eu/sanita/medici-su-tiktok-5-esempi-da-seguire/

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