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AIF e le competenze strategiche: una riflessione suscitata da FOR

 

Il 17 ottobre scorso è avvenuta a Roma la presentazione del terzo numero 2022 di FOR, dal titolo “Competenze strategiche per il futuro”. Il numero è stato realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, ove è stato presentato nella luminosa Aula Volpi. Come ha ricordato Antonio Cocozza in apertura dell’incontro, il Dipartimento ha infatti intrapreso da tempo la strada delle partnership per sviluppare progetti di studio e ricerca con il mondo associativo legato alla formazione, così da mettere a valore prospettive ed esperienze diverse.

Anche il tema individuato per questo numero è pienamente coerente con il percorso che AIF ha compiuto quest’anno e che ha visto il suo culmine nel XXIV Convegno Nazionale, dal titolo Utopia. Modernizzare e integrare. Qui il tema delle competenze è stato declinato in modo particolare nell’ambito di uno dei cinque temi di discussione, Apprendimento. Come ricordava la presentazione del Convegno, infatti (che è oggetto anche di un contributo del Direttore Scientifico Antonello Calvaruso nella terza sezione del numero), “Il problema è sperimentare come contenuti (o temi), processi (o modalità) e contesti (o ambienti psico-fisico-relazionali) sviluppatisi in un sistema eterocentrato possano funzionare in un meccanismo di auto-apprendimento che definisce sostanzialmente ex-novo il processo di apprendimento e la sua logica sociale”.

Proprio in questa logica di ridefinizione del processo di apprendimento e del suo contesto sociale si colloca la presentazione del numero di FOR, che grazie ai contributi offerti da Roma Tre, affronta il tema delle competenze strategiche lungo un arco amplissimo: partendo dall’educazione al nido, passa infatti per la scuola primaria e giunge a interrogarsi sulle competenze strategiche per l’apprendimento permanente degli adulti, sulla digital literacy e sul ripensamento delle competenze degli insegnanti.

Nel ricco incontro del 17 ottobre, gli autori dei vari contributi ‒ via via stimolati da Beatrice Lomaglio, Vice Presidente Nazionale AIF ‒ hanno ampliato la prospettiva sui temi trattati nel numero collocandoli in uno scenario di complessità che ben si presta a fare da sfondo alla lettura. Ne daremo quindi brevemente conto.

 

 

Paolo Di Rienzo, autore con Cinzia Angelini del contributo di apertura  (La formazione degli adulti e le competenze strategiche per l’apprendimento permanente), ha ricordato anch’egli l’orientamento al networking del Dipartimento, da tempo sviluppato insieme al Direttore del Dipartimento Massimiliano Fiorucci, oggi Rettore di Roma Tre. Ha quindi evidenziato come il tema delle competenze si inserisca in quello più ampio della formazione degli adulti ‒ affrontato dal numero con un approccio di lifelong learning ‒ richiamando l’importanza di due competenze chiave: quella di apprendere ad apprendere e quella di literacy.

Dopo di lui, Cinzia Angelini ha affrontato il tema dell’alfabetizzazione funzionale legandola alla capacità di lettura dei contesti e collocandola nel ben più ampio contesto della cittadinanza planetaria e della democrazia. Citando Tullio De Mauro, Angelini ha ricordato infatti che “senza alfabeto, niente democrazia” e “senza alfabeto, solo sottosviluppo”.

Una sollecitazione di Beatrice Lomaglio sulle necessità di upskilling e reskilling di milioni di persone rispetto alle necessità attuali del mondo del lavoro ‒ e sulle questioni legate al lifelong learning, alle competenze strategiche e alla crisi del sistema educativo ‒ ha introdotto l’intervento di Antonio Cocozza (Sviluppo, etica e competenze). Questi ha richiamato i fattori di crisi della funzione sociale del sistema educativo (cui vengono fatte richieste di sostegno alla socializzazione, formazione personale e professionale a fronte del mismatch occupazionale, promozione delle pari opportunità, cittadinanza informata e attiva) e citato l’economista Thomas Piketty, che constata il blocco dell’ascensore sociale. Ne deriva una forte problematica di coesione sociale ‒ anche a fronte di una generazione duramente colpita dal Covid-19 ‒ che scuola e università non possono fronteggiare da sole.

Sulla scia di Cocozza, Vincenzo A. Piccione (Idee per la formazione universitaria, idee per l’innovazione possibile, con Fabrizio Dafano, Giulia Cecchini, Alessia Celentano e Monica Piras) ha poi ribadito la necessità di superare un modello trasmissivo del sapere, anche a fronte del cambiamento dei discenti; occorre quindi, tra l’altro, aggiornare tecniche e strumenti nel quadro del mutare dell’organizzazione dei servizi socio-educativi. Qui il ruolo della supervisione assume una rilevanza centrale, anche per restituire, come ha affermato Piccione, “il senso dell’umano alle relazioni”. È questa la prospettiva da cui osservare i processi didattici e sviluppare attività seminariali su temi specifici, così da sviluppare una riflessione sul metodo. Le reti tradizionali, che definivano i modelli di socialità, di collettività, di gruppo dei discenti, infatti, non bastano più: bisogna ricorrere a reti territoriali, di esperienze, di temi di pensiero, che consentano di “tornare ad abitare i luoghi dell’educazione”.

L’intervento di Anna Aluffi Pentini (Educazione al nido: il modello di Roma Tre, prima, durante e dopo la pandemia, con Fabio Olivieri) ha evidenziato l’importanza del nido come luogo di prevenzione del disagio, sottolineando l’importanza del tirocinio degli educatori come momento professionalizzante in cui teoria e prassi convergono. Il nido è luogo di un dilemma tuttora irrisolto: è pensato per la famiglia o per il bambino? Non è questione di poco momento, anche perché proprio nel nido si pongono per la prima volta problemi e questioni culturali ‒ e sempre più spesso interculturali ‒ di grande rilievo nella vita della famiglia che accoglie l’arrivo di un bambino. La supervisione degli educatori nel tirocinio formativo, ad opera di psicologi, e la ridefinizione dei percorsi formativi, per fidelizzare gli studenti, restano tuttora nodi da affrontare.

Lisa Stillo (La formazione interculturale di insegnanti ed educatori: alcune riflessioni sul Sistema integrato 0-6, con Massimiliano Fiorucci e Veronica Riccardi) ha introdotto la questione dell’integrazione effettiva del Sistema 0-6, anche con riguardo alla formazione interculturale. Il suo denso intervento ha evidenziato le implicazioni dell’integrazione tra nido e scuola dell’infanzia per lo sviluppo di una società democratica e sottolineato la rilevanza del soggetto-famiglia a partire dal nido, che è un contesto ancora individuale di inclusione. Occorre quindi riservare maggiore attenzione all’accesso al nido dei figli di famiglie di immigrati (solo 4 regioni italiane raggiungono la soglia del 33% richiesta dall’UE) e riflettere sul fatto che i servizi italiani alla prima infanzia sono per il 49,9% privati. Ciò anche perché, come ampiamente dimostrato dai premi Nobel per l’Economia Heckman e McFadden, gli interventi effettuati nei primissimi anni di vita degli individui hanno ricadute positive anche economiche.

Marco Accorinti (Le attività di tirocinio nei corsi di laurea in servizio sociale, con Marco Burgalassi e Maria Chiara Mancinelli) ha ricordato come, nonostante l’obbligo del tirocinio ‒ ribadito dalla normativa recente ‒ sia fin dagli anni ’30 un cardine della formazione degli assistenti sociali, trovare possibilità di tirocinio sia difficile. A tale difficoltà si sono aggiunte quelle legate alla pandemia, che ha limitato ulteriormente questa preziosa occasione di riconfigurazione dell’esperienza nei quadri teorici. Il tirocinio “è infatti un viaggio, e il tirocinante un pellegrino” che sa anche assumersi dei rischi; è quindi un’attività critica, prima che pratica, da svolgere con autonomia di giudizio e sensibilità deontologica, sviluppando capacità di ascolto e conoscenza di sé.

Fabio Bocci (Le competenze degli insegnanti tra polemiche e necessità di ridare senso alla loro formazione) ha sottolineato la dignità della formazione universitaria per l’insegnamento nella scuola primaria. Al di là delle facili polemiche sorte sulla questione, per Bocci il problema sta nel fatto che i pedagogisti non hanno ancora avuto la capacità di far valere le loro conoscenze e hanno patito una burocratizzazione ministeriale dei loro saperi. Relazioni tra teoria e prassi, tra studio della metodologia e delle singole aree disciplinari, rischi di appiattimento sul tecnicismo e sulla tecnologia, sono alcuni dei nodi su cui occorre approfondire la riflessione anche con il supporto dei teaching and Learning Center di recente istituzione, tra i quali Roma Tre è il polo di riferimento per l’Italia Centrale.

L’intervento conclusivo di Paolo Di Rienzo ha richiamato la necessità di una visione ampia delle competenze, sulla base di quell’“imparare a vivere insieme” che, per Jacques Delors, costituisce uno dei pilastri dell’educazione.

Una presentazione estremamente stimolante e a tutto campo, insomma, ascoltata con attenzione dai tanti studenti, docenti e formatori presenti. Al termine dei lavori, il pensiero di chi scrive è andato al libro della neuroscienziata Maryanne Wolf, Proust e il calamaro. Wolf ci ricorda, in pagine emozionanti, che la prima alfabetizzazione vissuta dal bambino avviene quando, ancora di pochi mesi, stando in braccio a un adulto, che sfoglia un libro illustrato, apprende ad associare l’amore di un abbraccio e il piacere della lettura. Da questo primo contatto con la parola stampata e letta, fino allo sviluppo della competenza alfabetica funzionale e all’acquisizione di competenze digitali solide, il percorso è lungo e articolato (e costantemente ridefinito, verrebbe da dire pensando all’evoluzione del digitale). Un percorso su cui tutti ‒ educatori, insegnanti e formatori ‒ dobbiamo continuare a riflettere, perché il nostro agire formativo sia orientato a favorire un apprendimento che abbia come risultato ultimo la creazione di senso, individuale e collettivo, in una società realmente democratica.

 

 

 


Sabina Addamiano

È consulente di marketing, comunicazione e formazione; insegna Marketing e Sustainability and Cultural Awareness all’Università Roma Tre. Ha tradotto e curato numerosi volumi di Philip Kotler e Martin Lindstrom.

E-mail: sabina.addamiano@gmail.com

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