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“Boulevard della Valutazione e Gestione dei Rischi psicosociali”: lavori in corso!

Riflessioni intorno al Primo Documento di Consenso “Dallo stress lavoro correlato alla prevenzione dei rischi psicosociali” pubblicato dalla CIIP – Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione

La formazione, è noto, è un terreno che mai si smette di esplorare: denso di traiettorie, percorsi, carreggiate più o meno lineari, forma un reticolo complesso, dove i confini tra discipline, aree di lavoro e funzioni organizzative non è mai netto o scontato.
Non fa eccezione il tema dei rischi psicosociali: una sfera che, oggi, sollecita l’attenzione (e, soprattutto, l’azione) degli esperti in Salute e Sicurezza sul lavoro, degli specialisti in Risorse Umane, dei professionisti del benessere psicologico, dei Formatori focalizzati sullo sviluppo delle competenze trasversali… la lista potrebbe continuare per molte righe in più: è una lista “inclusiva”, aggettivo intimamente connesso ad una delle numerose fibre che intessono la trama di questa tematica. L’elenco delle figure attive ed esortate in materia, in passato, era tuttavia più breve, più semplicistico. Perché era l’approccio ai rischi psicosociali ad essere più essenziale. Si osservavano alcuni lati, senza dubbio significativi, della sagoma di questo tema, senza sostare sufficientemente nella consapevolezza che la sua forma è prismatica. Queste asserzioni si servono di tempi verbali al passato. Significa che siamo già immersi in una nuova era? Non ancora. Stiamo sfiorando, costeggiando e corteggiando, il futuro della valutazione e gestione dei rischi psicosociali.

L’equazione “Rischi psicosociali = stress lavoro correlato”: l’eredità culturale di un approccio quasi ventennale
La strada dei rischi psicosociali, all’interno del panorama italiano, alcuni anni fa non era neppure asfaltata: occorreva coraggio per percorrerla, unito a quella stessa energia oggi essenziale per contribuire all’impresa di ammodernarla. Inoltre, una volta introdotta nelle mappe e resa agevolmente praticabile, si è focalizzata in particolare su uno dei potenziali rischi appartenenti alla categoria: lo stress lavoro correlato.
L’obbligo di valutare il rischio stress lavoro correlato nei contesti organizzativi è stato introdotto in forma esplicita all’interno dell’art. 28 del D. Lgs. 81/08 (la normativa di riferimento attualmente vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro), secondo le indicazioni metodologiche della Commissione consultiva permanente, pubblicate nel 2010. Sintetizzato e tradotto in termini operativi, ciò significa che la valutazione di questo rischio, ad oggi, tende a seguire le Linee guida metodologiche più diffuse ed autorevoli nel contesto nazionale (Metodologia INAIL per la valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato, 2017 – aggiornata nel 2022 per le Organizzazioni operanti nel settore sanitario).
Tali linee guida, che si sono confermate efficaci nel corso degli anni, implicano l’analisi di 10 dimensioni inerenti il contenuto e il contesto del lavoro e consentono un margine di discrezionalità, in caso di livello di rischio non rilevante, nelle scelte di coinvolgimento della popolazione aziendale durante le attività di valutazione, pur promuovendo la possibilità di optare per la partecipazione attiva di una significativa quota di lavoratori nell’identificazione dei fattori di rischio (attraverso la cosiddetta “valutazione approfondita”).
Una rilevante e valida base, dunque, per il futuro dei rischi psicosociali: il trascorrere del tempo non sembra denunciare “errori” nel funzionamento di tale modus operandi, ma appare aver apportato cambiamenti e nuove consapevolezze in grado di sollecitare il bisogno di aree di analisi integrative e azioni aggiuntive su nuovi fronti.

Il documento di consenso elaborato dalla CIIP
E quindi? A quale futuro ci stiamo riferendo? Nell’immaginare le prossime connotazioni delle pratiche che interessano i rischi psicosociali, è decisivo citare i recenti focus del Gruppo di lavoro Stress lavoro correlato della CIIP (Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione), tramite cui si stanno oggi concretizzando nuove linee di studio e inediti strumenti che si configurano come bussola per gli interventi in materia.
Il gruppo, attivato nel 2014 e coordinato dalla Psicologa del lavoro Antonia Ballottin, è stato impegnato nel corso del 2022 in 15 riunioni, cui hanno partecipato attivamente esperti di tutte le associazioni interessate al tema, giungendo alla pubblicazione del documento dal titolo “Primo Documento di Consenso. Dallo stress lavoro correlato alla prevenzione dei rischi psicosociali”.
L’elaborato, che si definisce come un primo contributo, aperto ed in progress, alla discussione sui temi in oggetto, premette: “La pandemia ma anche la guerra, la precarietà, le condizioni economiche, la crisi climatica hanno contribuito ad elevare l’attenzione nei confronti dei cambiamenti organizzativi e sociali anche sul lavoro e ad attivare interventi di supporto in azienda per singoli e gruppi di lavoratori, opportunità e necessità che deve essere mantenuta come integrazione della gestione dello stress lavoro correlato”. In tal senso, evidenzia l’importanza di assimilare nuove acquisizioni e nuovi apprendimenti a partire dalle criticità vissute in questo periodo storico e dai conseguenti cambiamenti ad esse legati.
Inoltre, a testimonianza dell’impegno a “lavorare su una gestione complessiva dei rischi psicosociali”, il documento rammenta che la ratifica in Italia della convenzione ILO (Legge nr. 4/2021, in vigore dal 29/10/2022) sancisce che il tema specifico della violenza e delle molestie sia incluso nella gestione della salute e sicurezza in tutti i luoghi di lavoro.
Anche in virtù di tale sguardo multi-prospettico, può risultare interessante per il lettore notare alcuni degli obiettivi specifici del documento e dell’operato dei membri del gruppo di lavoro, di seguito citati:

  • “Sostenere con iniziative la sensibilizzazione della cultura del benessere valorizzando il contributo interdisciplinare;
  • Promuovere le competenze organizzative delle figure interne al sistema di prevenzione di impresa;
  • Raccogliere e diffondere esperienze, strumenti e soluzioni sulla gestione dello stress l.c. anche considerando le diverse specificità aziendali (…)”.

Questi enunciati, che veicolano una visione sistemica e orientata al lungo termine, sembrano rivitalizzare il ruolo della formazione nei processi di prevenzione dei rischi psicosociali e di diffusione del nuovo approccio.

Nel nucleo del documento: alcuni aspetti di rilievo
Il documento, la cui diretta consultazione è possibile visitando il sito web della CIIP [1] … Continue reading, racconta alcune “perplessità sull’efficacia del metodo di valutazione del rischio stress lavoro correlato in Italia”, in relazione ad alcuni aspetti che esplicita nel dettaglio, tra cui la “mancata o limitata cultura del benessere da parte di molte aziende (sottovalutazione del problema, difensivismo, paura di contenziosi medico-legali, burocratismo)” e la “mancata o limitata attenzione ai problemi man mano rilevati (…)”.
Il documento, dopo aver evidenziato l’utilità della valutazione approfondita per “rilevare le problematiche relative alle dinamiche socio-lavorative che si instaurano nei gruppi di lavoro e che condizionano il clima lavorativo”, sottolinea lo spessore dei cambiamenti intervenuti a seguito della pandemia Covid-19 e considera: “la metodologia di valutazione del rischio stress lavoro correlato, individuata dalla commissione consultiva e messa in opera dagli strumenti in uso precedentemente è superata”. Motiva tale affermazione riferendosi, per esempio, al bisogno dell’analisi di nuovi fattori di stress e nuovi indicatori oggettivi emersi con la fase di gestione della pandemia (si pensi al massiccio ricorso al lavoro agile), e alla necessità di focus specifici per settori in cui sono subentrati fattori di stress particolari (tra cui scuole, GDO, trasporti, PMI…).
Cruciale è la seguente asserzione, riportata tra le sue pagine: “Tutte le indicazioni normative e scientifiche degli ultimi anni convergono sulla necessità ed opportunità di aprire la prospettiva della prevenzione ad una analisi più ampia e corrispondente non solo a nuovi fattori di rischio (es. telelavoro), ma anche alla dimensione individuale che ne può derivare”.
Da qui il documento fornisce una concreta proposta operativa che ipotizza una revisione delle aree di analisi del rischio (integrando i fattori “tradizionali” con fattori aggiuntivi, tra cui, per esempio, la gestione del cambiamento organizzativo, il lavoro a distanza e isolato, la sicurezza del lavoro e il lavoro precario, la civiltà e il rispetto, la violenza sul lavoro, molestie, bullismo e vittimizzazione), anche in considerazione della recente UNI ISO 45003:2021 (Linee di indirizzo per la gestione dei rischi psicosociali). Il documento si rivela particolarmente prezioso in quanto mette a disposizione:

  • Effettivi dispositivi di ricognizione (utilizzabili anche dalle aziende di nuova costituzione come guida per una progettazione e organizzazione del lavoro sensibile a queste tematiche);
  • Strumenti integrativi per la valutazione del rischio stress lavoro correlato (ovvero la “Check-list Cambiamenti” e quella relativa alla “dimensione Tecnostress”).
  • Esempi di misure correttive collettive ed individuali adatte alla gestione dei nuovi fattori di rischio stress lavoro correlato (tra cui suggerimenti specifici per contrastare gli effetti del carico di lavoro mentale, ovvero per contrastare la monotonia, la ridotta vigilanza e la saturazione mentale).

Il futuro nel presente: un “cantiere” partecipativo, uno spazio per nuove azioni formative
Ecco qual è il futuro della prevenzione dei rischi psicosociali: è un futuro grandangolare, 3D e in alta definizione. Un futuro che non appare più così distante nel tempo, un futuro che non è ancora normativa, non è ancora pratica capillare, ma ha le proprietà di un cantiere. È polveroso, per via della rasatura delle superfici, dei nuovi scavi in profondità, del frequente andirivieni di professionisti e studiosi… è delicato, perché avrà un potenziale impatto su scelte e azioni cruciali che a propria volta potranno condizionare intere popolazioni aziendali. È oggetto di render: riproduzioni, simulazioni e ipotesi del suo stato “definitivo” (ma pur sempre dinamico).
Allo stesso tempo, la valutazione e gestione dei rischi psicosociali presenta tuttavia anche importanti differenze rispetto alla tradizionale immagine di un’area cantieristica… Non si demoliscono le costruzioni edificate nel tempo: si genera accanto ad esse, si integra il loro valore, potenziandolo. Il rumore provocato dalle operazioni in corso non è fastidioso, non può essere pericoloso: maggiori sono le pubblicazioni, gli articoli, gli approfondimenti intorno ai temi in questione, maggiori sono le occasioni di diffonderne la cultura.
E, aspetto più importante, non ci sono transenne a delimitarne l’accesso: al contrario, è esplicito l’invito a transitare presso questa strada.
Resta infatti obbligatorio, per le Organizzazioni, attraversarla ai fini della valutazione e gestione del rischio stress lavoro correlato (ai sensi della normativa vigente in materia di salute e sicurezza): in questo caso è naturalmente possibile seguire l’approccio “tradizionale”, ma uno sguardo che contempli anche “le nuove opere” aumenta significativamente il valore e il significato del percorso.
Diviene infine prezioso, per i Formatori, esplorarla e percorrerne le diramazioni, selezionando, in funzione delle proprie competenze, nuove aree su cui focalizzare e proporre iniziative formative mirate. Come evidenzia il documento della CIIP: “Gli interventi di formazione per la prevenzione del rischio stress al lavoro non riguardano solo percorsi di apprendimento per incremento di conoscenza, ma integrano e rendono efficaci molte delle azioni correttive”, “(…) attenzione va dedicata alla costruzione di percorsi di apprendimento che concorrano a costruire il ruolo dei dirigenti e dei preposti. La capacità di gestione dei singoli e dei gruppi di persone, la comunicazione, il coinvolgimento, il controllo e lo sviluppo di autonomia, l’attenzione al compito ed alle persone sono parte del ruolo che va costruito e sostenuto in azienda”. Ecco che, questo boulevard ampio e sempre più pavimentato in mosaico, offre uno spazio di confronto, proattività e realizzazione per tutti quei Formatori in evoluzione e pronti a cogliere le sfide del domani.

 

 

Priscilla Dusi

Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni, è consulente e formatrice esperta in materia di salute e sicurezza sul lavoro e nei processi di Organizzazione aziendale, con esperienza pluriennale nella prevenzione dei rischi psicosociali. Presidente AIF Delegazione Liguria, in qualità di socio AIFOS, è membro CIIP (gruppo di lavoro stress lavoro correlato).

E-mail: dusi@webprima.it




Ilaria Trainito

Psicologa del Lavoro e delle Organizzazioni, è consulente e formatrice nell’ambito del benessere organizzativo e dello sviluppo delle competenze trasversali, esperta in valutazione e gestione dei rischi psicosociali.

E-mail: trainito@webprima.it

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